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Balzarini: «Condannano già la Juve senza avere le sentenze» – ESCLUSIVA

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Gianni Balzarini, in esclusiva per Juventusnews24, ha analizzato l’attuale situazione in casa bianconera: le sue parole

In casa Juve continuano a tenere banco le notizie sull’Inchiesta Prisma, con la pubblicazione di nuove intercettazioni giorno dopo giorno. Da ormai una settimana l’ex CdA ha rassegnato le proprie dimissioni e il popolo bianconero si chiede cosa potrebbe succedere nel prossimo futuro. Una risposta ha provato a darla, in esclusiva per Juventusnews24, il noto giornalista di Mediaset Gianni Balzarini.

Che pensiero si è fatto sulla situazione in casa Juve?

«E’ una situazione della quale prendere atto e sulla quale gli organi competenti devono lavorare, ascoltando ovviamente la difesa della Juve. Ad oggi siamo di fronte ad un processo mediatico nella quale vengono sbattute in prima pagina intercettazioni che vanno contestualizzate e che diventano automaticamente condanne. Non funziona così la giustizia, ci sono magistrati laureati che avranno poi modo di valutare le cose nel contraddittorio, se si andrà a giudizio. Ci sarà anche la difesa, con la società che dice di aver fatto le cose in maniera regolare, si vedranno prove o presunte tali dell’accusa. Le intercettazioni ad oggi superano i limiti, non hanno giustificazione. E’ poi opinione diffusa che la Juve non avesse bisogno di certi trucchi per iscriversi al campionato, quindi parlarne oggi è per fare notizia».

E’ inutile quindi parlare di rischi per club e dirigenti?

«Non ha senso, però purtroppo la gogna mediatica nel quale viene data prevalenza a interpretazioni distruttive esiste. Può finire anche con un’ammenda, lo scenario della retrocessione io lo sento come una cosa da escludere. Poi se si trovano i documenti dove si prova che la Juve ha truccato i bilanci per iscriversi al campionato è un altro conto. Ora ti faccio un esempio».

Prego.

«Casini ha detto che in questa situazione non teme assolutamente il pericolo che si venga a creare una nuova Calciopoli, ma le sue parole vengono tenute in basso dagli organi di stampa, mentre con un Grassani che ogni due o tre giorni ciclicamente accusa la Juve avviene il contrario. La Juve ha sempre fatto notizia, questo è. Il mondo del tifo è diviso in due: juventini e anti-juventini, i secondi dei quali si dividono poi in altre sottocategorie».

Secondo lei Elkann sta davvero pensando di vendere la Juve?

«Qui entriamo nel campo dell’alta finanza. Io credo sia una possibilità, ci sta che uno si stanchi di tutta la mediaticità che sta avendo ora il club e decida di disimpegnarsi, ma secondo me è più realistico che la Juve esca dalla borsa ad oggi».

Come vedrebbe l’ingresso di Del Piero nel CdA?

«Sono dell’idea che torni rispetto a quella che non torni, poi se Elkann vende agli arabi e loro mettono i loro uomini di fiducia è ovvio non gli interessi di cosa farebbe Del Piero. Io credo che lui ad oggi sia l’elemento catalizzatore per il mondo Juve, ne è la massima espressione e simbologia. Io credo gli verrebbe affidata una carica completamente nuova, ovviamente non ha tanta esperienza però chiaro che avrebbe un ruolo operativo. Lo vedo che prende il posto di Nedved, che a sua volta non aveva esperienza quando cominciò».

Conosce Ferrero e Scanavino?

«Sono uomini Exor e di conseguenza persone di fiducia di John Elkann e quindi ne prendiamo atto. Non hanno mai guidato una società calcistica ma hanno ricoperto cariche simile in altre aziende. Ad oggi siamo davanti ad una sorta di governo tecnico, poi magari sul lato sportivo una carica come Del Piero farebbe comodo. L’ampiamento di poteri di Allegri, ad oggi, non mi sembra un caso».

La squadra potrà risentire di quanto accaduto? Compito di Allegri è anche quello di tenerla distaccata dalle tante voci.

«Domanda da 6 milioni di dollari. Ho fatto una riflessione ed è quella che paradossalmente sia meglio che si sia verificato tutto durante la fase della sosta, l’onda emotiva pian piano diventa dimensione razionale. Chiaramente sarebbe stato più difficile se il campionato fosse continuato. I giocatori parlano e parleranno ancora con Allegri e si arriverà ad un patto, ma non credo che al giocatore cambi molto. A loro deve interessare solamente vincere per risalire la classifica».

Una conferma in più di come ormai le voci su un esonero di Allegri siano soltanto tali.

«Per me lo erano anche prima. Penso ci fosse una sorta di gentlement agreement, con il quale a fine anno, anche con Agnelli, avrebbero valutato i primi due anni sui quattro totali di contratto per cui ha firmato. A giugno ovviamente ci sarà un bilancio a prescindere, Allegri avrà degli obiettivi da raggiungere. Poi ovvio che se la Juve dovesse essere penalizzata e finire fuori ad esempio dalla zona Champions lì si potrebbe fare poco e la colpa non sarebbe dell’allenatore».

In ottica mercato cosa cambia questa situazione?

«Credo poco o nulla. Rabiot difficile che rinnovi a 10 milioni, mentre Locatelli potrebbe prolungare. Ma anche l’esplosione dei giovani, delle cose fatte in casa, ti mette a riparo dal fatto che magari non farai mercato di un certo livello anche il prossimo giugno. Le nuove risorse come Iling, Miretti e Fagioli ci sono e con il tempo acquisiranno sempre più esperienza».

L’uscita di scena di Agnelli dalla Juve si ripercuoterà sul futuro della Superlega?

«Vediamo cosa succede a livello di giustizia per Agnelli, ma lui ha detto nella sua lettera che resterà impegnto per migliorare il calcio. Se la sentenza dovesse dargli ragione non escluderei un suo ruolo al comando della Superlega, ovviamente da indipendente e non più da presidente della Juve».

Si ringrazia Gianni Balzarini per la cortesia e la disponibilità dimostrate nel corso di questa intervista

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