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Di Maria alla Juve, emozioni alla Tevez

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Di Maria alla Juve, emozioni alla Tevez per l’arrivo in bianconero dell’esterno argentino

Accostare Tevez e Di Maria è piuttosto facile. Certo, arrivano in Juventus profondamente diverse. Carlitos approda nella terza di Conte, che ha bisogno come il pane d’incrementare il suo livello tecnico in attacco e va a scegliere il numero 10 più fedele allo spirito da guerriero del suo mister. Lo stesso Tevez ha eletto il suo primo mister juventino come suo modello di allenatore da seguire quando pochi giorni fa ha assunto la guida del Rosario Central: «Cercherò di far giocare la mia squadra anche la metà di come giocano le sue». Segno di stima autentica ma anche di una totale identità di vedute e concezioni calcistiche tra l’uno e l’altro. Uno di quei casi non frequenti di giocatore perfetto per un allenatore e viceversa, chimica pura, poco altro da dire, molta energia da esprimere. Bastava vedere del resto i primi allenamenti estivi per accorgersi di quanto l’Apache fosse in linea con quella rabbia agonistica che Conte chiedeva in ogni momento di gioco, era una connessione immediata e naturale.

Angel Di Maria non ha le stesse caratteristiche – ma chi può averle, giocando da 10, come Tevez? – ma potrebbe essere esattamente il giocatore adatto a Massimiliano Allegri, il suo omologo in campo alla stessa stregua di Carlitos per Conte. Tanto terreno l’Apache, a bruciare il campo con i suoi continui strappi, con quelle corse animalesche, quanto angelico (e c’entra poco il nome di battesimo) il Fideo, un giocatore che fa della libertà di scelta il suo modo d’essere, in questo assolutamente e potenzialmente fondamentale nel calcio di Allegri. Fondato su connessioni tra giocatori che pensano, interpretano, colgono i momenti, facendo combaciare la sensibilità del piede – w la tecnica, ci continua a dire il mister, anche quando se ne vede poca – con l’esercizio della scelta individuale. Per amare Di Maria – o più prosaicamente anche solo per esserne curiosi sulla sua esperienza italiana perché ogni piede buono è bene accetto da queste parti – non bisogna avere frequentato Coverciano, basta avere sentito almeno una volta la canzone di Giorgio Gaber che ci ricorda come «la libertà è partecipazione» (brano che piaceva tanto a sinistra quanto negli oratori, da bambino l’ho sentita in entrambi i contesti).

Se si potesse tradurre tutto in una formula – che però non riesce a stare né nei radi secondi di TikTok, né nei limitati caratteri di Twitter, ma che personalmente è la curiosità maggiore che provo verso Angel -, tradurrei così: Tevez era il giocatore che in una squadra che andava a mille all’ora riusciva contemporaneamente a farla andare a mille e duecento, a farla sterzare improvvisamente – che meraviglia certi cambi di direzione palla al piede! – e a non farla sbandare, infondendole pure nuova energia quando il fiato collettivo iniziava a mancare. Di Maria lo immagino nella Juve come il giocatore che non necessariamente sulla fascia e non necessariamente solo negli ultimi 30 metri saprà regalare idee, tante, talvolta persino troppe, ma sicuramente educative per tutti, connessioni utili per far crescere chi gli sta vicino e quelli che saranno all’altezza dei suoi pensieri. Più indicatore di strade e direzioni, che macchina lanciata. Più passi di tango con i quali trovare la sintonia, bellezza e imprevedibilità, cambi di ritmo e improvvisazioni.

Ecco il tweet: Di Maria un assist di rabona lo ha inventato con il PSG. Molti anni prima aveva persino segnato così con il Benfica. Nel quartiere di Tevez si può certamente tentare di farlo. Ma a proprio rischio e pericolo.

Difficile capire se scatterà facilmente un accostamento tra i due in questi giorni. Misureremo le differenze d’impatto nell’attenzione generale, a partire dall’arrivo, i primi passi, i primi contatti con il mondo bianconero, la gente fuori ad aspettarlo, la scelta del numero di maglia, la visita allo Juventus Museum. Con la consapevolezza di una differenza di fondo: la genesi dell’acquisto e le sue modalità.

Tevez apparve come un giocatore “urgente”: il blitz di Marotta in Inghilterra, riuscendo a sottrarre Carlitos dall’abbraccio di Galliani (non metaforico, ma documentato fotograficamente). «Ho scelto la Juve perché mi ha voluto più del Milan», non fece giri di parole lui, mentre solo una settimana prima si dibatteva se fosse meglio prendere Higuain dal Real Madrid o Jovetic dalla Fiorentina (lo ricordavate?).

Di Maria ha 4 anni in più di Tevez, non ha la fama di bad boy anche se Carlos da noi l’ha smentita totalmente, firmerà verosimilmente per una stagione invece che 3 come il suo predecessore (eh si, avevamo ancora diritto ad altri 365 giorni di Apache…), ci ha pensato un po’ esattamente come farà in campo. E più saprà farlo, più insegnerà a farlo agli altri. Non gli va messa fretta. Nell’anno in cui Tevez iniziò a giocare con noi, Di Maria fece 25 (25!) assist nel Real Madrid. Appena l’ho scritto mi è venuta voglia di andare alla sede ad aspettarlo, qui non c’è un minuto da perdere…

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