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Juve Bologna: siamo meglio o peggio dell’anno scorso? Per ora uguali: 4 punti in 2 giornate

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Juve Bologna, i bianconeri sono meglio o peggio della passata stagione? Al momento, i punti, sono sempre quelli

Partiamo da come verrà raccontata questa partita: perciò dall’episodio del mancato rigore per l’intervento di Iling-Junior su Ndoye. Mi sottraggo dal dibattito che va alla ricerca di altri momenti in area del Bologna meno evidenti e taglio corto: siamo stati fortunati. Il fallo c’era e riconoscere che probabilmente avremmo perso è doveroso per chiunque tra noi juventini vorrebbe che a fine gara gli arbitri spiegassero una volta per tutte le ragioni delle scelte del Var, noi sappiamo bene cosa significhi esserne vittime e ognuno tiri fuori pure la propria lista, c’è spazio per tutti.
Andando sul resto, non consola dirsi che il pareggio è sostanzialmente giusto perchè non era quello che ci attendevamo. Cosa non ha funzionato? Anche qui l’elenco non è povero di spunti.
Nel primo tempo abbiamo patito totalmente Zirkzee, giocatore che ha messo in crisi Bremer e tutta la nostra architettura difensiva. Al di là del numero relativo di occasioni del Bologna, in questo scacco matto saremmo stati sotto più di un gol se non avessimo avuto la giusta reattività nel correggere macroscopici errori. Vengono in mente Empoli, Salernitana e Monza dello scorso campionato, gare dove al primo momento negativo sembravamo totalmente paralizzati. Nonostante il silenzio dello Stadium e qualche giustificato mugugno a fine primo tempo, la squadra non è crollata definitivamente e non è una notizia trascurabile, per quanto dopo Udine ci si sarebbe legittimamente aspettati ben altro atteggiamento. Ma che in casa gli spazi fossero diversi – e magari lo sarebbero stati anche alla Dacia Arena se non fossimo passati in vantaggio subito – lo si poteva anche aspettare. Ed è qui che è mancata la risposta dei leader (Ci sono? Li abbiamo quelli giusti?). A parte Chiesa, che nella prima parte ha dato segnali spostandosi indietro e proponendosi con una certa determinazione (e un po’ troppo nervosismo per come non veniva servito come avrebbe voluto), gli altri sono sembrati un po’ troppo immobili, spaventati dagli squilibri che la squadra stava denunciando ogni volta che si perdeva palla, oppure incapaci di leggere le dinamiche intelligenti che il Bologna stava proponendo.

In non poche situazioni, ma questo è ben più comprensibile, la Juve ha dato la sensazione di volere riprodurre quei cambi continui di posizione, che solo una settimana fa avevano fatto pensare e parlare di una consistente novità, troppo superficialmente letta da molti solo quando si vede accenni di pressing. Il problema è che stavolta il tutto è apparso più legato, condizionato anche dalla mancanza di brillantezza degli esterni (Cambiaso e Weah troppo a corrente alternata), oltre che da una lentezza conclamata della regia di Locatelli (ben schermato, peraltro) e ancor più dei tre centrali dietro. Pochissima fluidità, molto studio per essere diversi: risultato 0-1, troppi lanci come unica soluzione verticale, pochissimi tiri in porta e la percezione che per prendere in mano la gara ci fosse bisogno di far salire più velocemente i centrocampisti, che finivano sulla trequarti per intasare spazi già ridottissimi, incapaci di produrre idee risolutive e tanto meno guizzi d’imprevedibilità.

Nella ripresa la “colpa” è il post 1-1: se si gioca con più determinazione e si ha il tempo dopo il pareggio di costruire la vittoria, è necessario essere più lucidi, efficaci e funzionanti. La Juve è partita bene, Allegri ha spostato Chiesa sull’esterno da allenatore non ideologico e non fissato sull’idea della seconda punta, ne sono sortiti benefici, la squadra ha preso campo e ha chiuso gli avversari in area. Anche Weah ha mostrato maggior coraggio nell’uno contro uno e solo i centimetri registrati dalla tecnologia sul fuorigioco di Rabiot hanno impedito di raggiungere immediatamente il gol del pareggio. Il problema è che questa inerzia favorevole è finita con i cambi di Thiago Motta, che hanno riassestato il Bologna. La Juve ha trascorso il periodo centrale del secondo tempo facendo molta fatica a recuperare palla. Una situazione confermata anche dopo il pareggio di Vlahovic, non si sono registrate più occasioni e a qualche accensione bianconera ha fatto da contraltare una sicurezza nel palleggio ben maggiore da parte rossoblu. E questo deve far riflettere, non siamo (ancora?) in grado di switchare all’interno di una partita, dove non siamo mai stati certi di quel che si proponeva. Quattro punti dopo 2 giornate, esattamente come l’anno scorso: ognuno tragga le conclusioni che vuole, se sente che è già ora di farlo, a me sembra prematuro qualsiasi sia la direzione che si voglia prendere, però non si faccia l’errore di trascurare la classifica.

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