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Juventus Bologna e il diritto di crederci

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Juventus Bologna e il diritto di crederci. L’analisi del momento in casa bianconera all’indomani della vittoria dello Stadium

Juventus-Bologna è terminata dopo poco più di un’ora di gioco, quando Milik ha chiuso sul 3-0 l’incontro con un poderoso sinistro. In precedenza hanno colpito Kostic e Vlahovic, per una serata finalmente tranquilla, dove i doverosi 3 punti si possono accompagnare con il sorriso. E non solo con l’idea che si sia scampato un pericolo: se la Juve fosse sempre questa – mi sento di dire – potrebbe concorrere a tornare in alto perché già avrebbe risolto un problema che finora le è costato tantissimo in classifica: vincere contro le piccole. I conti sono presto fatti: sarebbe bastato qualcosina in più, non dico neanche l’intera posta, con Sampdoria, Salernitana e Monza – tutti passaggi a vuoto con motivazioni diverse – e oggi si farebbero altri discorsi. Che non non escluderebbero naturalmente i tanti difetti manifestati circa la propria identità, ma li renderebbero meno urgenti e drammatici. Perché la vittoria sul Bologna non è altro che il biglietto d’ingresso per una settimana che tra Maccabi Haifa e Milan dirà moltissimo. Perché è chiaro che adesso è arrivato il momento della verità e se in campionato si sono buttati via dei punti, è necessario andare a compiere delle imprese per recuperare una prospettiva di vertice. Altrimenti si tornerebbe a discorsi come quelli della passata stagione, una lunga rincorsa per il quarto posto, una prospettiva difficile da digerire per l’ambiente.

Ecco, è proprio da qui che occorre valutare il peso specifico dei 3 punti si ricollega idealmente alla prova d’esordio col Sassuolo, risultato identico dentro un contesto particolare. Quella sera i fischi accompagnarono la Juve dopo i primi 20 minuti balbettanti, per poi trasformarsi in applausi quando la gara venne messa in discesa. Juventus-Bologna potrebbe anche essere letta proprio in relazione all’atteggiamento in apertura dello stadio. La richiesta di più attributi – eufemismo – si è tradotta in maggiore determinazione. Nulla di feroce, ma si è visto un centrocampo più presente nelle 2 fasi, con Locatelli e Rabiot immuni da errori e passaggi a vuoto, buona continuità d’azione, si sono visti più contrasti e reattività. I cori della curva, comunque, contenevano anche la tradizionale dose d’entusiasmo che si ha verso un amore, a maggior ragion quando vive una situazione di difficoltà e ha bisogno del sostegno. Il gol di Kostic ha finalmente premiato la verve del serbo, che sarà anche troppo quantitativo nei cross e poco ragionatore in certi momenti (potrebbe anche tentare più uno contro uno), ma in occasione dell’1-0 ha fatto tutto benissimo inventando il diagonale giusto quando sembrava essersi allargato troppo. Ricambiando così, a parti invertite, quanto era successo in nazionale pochi giorni fa con Vlahovic, in gol su una sua assistenza.

Nella ripresa, dopo un’iniziale fase di intorpidimento, sono arrivati il secondo e il terzo gol, a indicare che Vlahovic e Milik possono funzionare benissimo singolarmente e come coppia, che è appena agli inizi del loro lavoro d’intesa. E che in una situazione di maggiore fiducia e serenità si possono esaltare anche giocatori tecnicamente meno dotati, come McKennie, che ha messo al centro il pallone del 2-0 con grande precisione. Individualità, partecipazione corale, crescita di fiducia nella propria capacità d’incidere. Si è rivista una squadra che sa governare l’incontro con sufficiente sicurezza contro un avversario in crisi, anche se sono gli strappi che hanno fatto la differenza, che hanno formato i momenti più coinvolgenti.
Per chiudere l’analisi sull’importanza di questa gara in relazione al momento e al contesto, non si può non rilevare quanti vuoti c’erano sugli spalti, forse come mai si è registrato prima. Segno di uno scoramento generale che va oltre al dibattito social spesso autodistruttivo o inutilmente dilaniante tra i pro e i contro Allegri. C’è qualcosa di più profondo da ricostruire nel rapporto società-squadra-ambiente per tornare a riempire l’Allianz Stadium. Un 3-0 non basta se non si riapre la prospettiva fondata di credere che si possa vincere qualcosa. Un 3-0 basta, però, perché possa esistere il diritto di crederci, almeno fino a sabato a San Siro.

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