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Lazio Juve: gli errori da non commettere

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Lazio Juve: gli errori da non commettere. L’editoriale dopo la sconfitta dei bianconeri allo Stadio Olimpico

In caso di vittoria all’Olimpico, la Juventus avrebbe rosicchiato un punto sulla quarta in classifica, visto il continuo rimescolamento tra le squadre che gareggiano per un posto in Champions League. Con la sconfitta ne abbiamo persi 2, passando da -6 a -8, in una giornata dove la bilancia si è spostata a favore delle romane.

Non so se l’occasione perduta sposterà qualcosa nelle convinzioni della squadra. Che non mi sembra di piccola entità, vedendo lo spirito di reazione persino rabbioso dopo le due situazioni di vantaggio della Lazio. Ho la sensazione che non sia dipesa da una motivazione legata ai punti ma da altro. Ovvero, da un senso d’ingiustizia degli episodi, diciamo così: dalla sensazione di avere subito una decisione arbitrale sbagliata o dall’avere preso gol all’inizio della ripresa, quando si era alzato il baricentro e si era equilibrata l’inerzia. Per sintetizzare: mi è sembrata una risposta alla gara in sé, non al vedere l’obiettivo del quarto posto allontanarsi. Quasi che si fosse raggiunta una posizione di serenità – si vede che si pratica lo yoga negli spazi della Continassa -: un’accettazione delle cose, per la quale si dà tutto, si spera nella vittoria della società nei tribunali e se non sarà così l’importante sarà avere la coscienza a posto. E, in tal senso, credo che questa squadra abbia poco da rimproverarsi. O meglio: infinitamente di meno del rammarico della prima parte della stagione. Intendiamoci: può anche essere che ad un certo punto – il 19 aprile? – si molli, non si abbiano più le energie nervose, non se ne potrà più dei calcoli tra reale e virtuale. Ma oggi segnali in tal senso ancora non ci sono. Anche se è indubbio che la Juve corre sempre sul filo e non è che possano bastare le oscillazioni di Massimiliano Allegri nelle conferenze stampa (che talvolta ci dà per secondi dopo aver parlato di salvezza) per diventare dei magistrali equilibristi. Più di quel che siamo stati, almeno, che personalmente ritengo già degno di un applauso finale, comunque vada a chiudersi questa vicenda.

Credo che nel dopo Lazio-Juventus non si debbano commettere due errori. Il primo lo ha già evitato perfettamente Marco Landucci: accendere una guerra o anche solo alzare il livello delle polemiche sulle decisioni arbitrali. Se quelli che si considerano torti portano a riscattarsi immediatamente sul campo com’è successo nel gol del pareggio, ben vengano questi tipi di schiaffi. Al di là delle battute, è importante vedere che un gruppo riesce a metabolizzare in fretta anche l’accensione, con proteste dalla panchina, sospetto che quantomeno non sia una situazione fortunata e capacità invece di trasformare tutta questa materia incandescente in un atteggiamento collettivo. Fino a quando non si cadrà nella trappola del vittimismo, considero salvaguardato un tratto importante della nostra identità. Che non mi sembra poco, in un anno di questo genere.

Il secondo difetto di lettura sarebbe esaltarsi per quanto visto con il 4-3-3. É indubbio
che la Juve abbia offerto un’impressione di vitalità dopo un primo tempo come al solito, ad aspettare gli avversari. Una situazione successa in ogni gara contro Sarri e che, ad un certo momento, svoltava a nostro favore. Quando all’inizio della ripresa siamo entrati convinti che quel momento fosse arrivato, è preoccupante come ci siamo sfaldati perdendo l’equilibrio, prendendo gol e – diciamocelo – vedendo una squadra che in quell’azione ha mostrato superiorità tecnica coniugandola all’efficacia. Cosa che noi non siamo riusciti a mettere in atto. Nonostante un Di Maria sublime a tratti e un Chiesa scattante come una volta. Nel post 2-1 la Juve è stata frenetica, non si è smarrita nella velocità delle giocate, ma non ha punto: Provedel di fatto parate non ne ha fatte. Un brutto segnale in vista dell’Europa League. Perché lì saranno queste le situazioni che si troveranno maggiormente. E se non si riesce a essere concreti, c’è ancora meno tempo di recupero rispetto al poco che si ha in campionato.

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