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I DIALOGOBBI – Michael Tartaglini: «Per la Juve la dimensione europea è un dovere»

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Il tecnico Michael Tartaglini è il nuovo protagonista del format I DIALOGOBBI: le parole in esclusiva per Juventusnews24

Non di rado I Dialogobbi vanno alla ricerca di allenatori in giro per l’Italia con i quali parlare dlla nostra Juventus. Oggi è la volta di Michael Tartaglini, che è stato il mister della Juniores del Castelfidardo (siamo nelle Marche) e oggi fa parte del settore giovanile di un’altra società dello stesso paese. «Da gennaio inizierò un nuovo corso da allenatore per continuare ad imparare per essere pronto e ancor più preparato il prossimo anno» mi ha scritto e gennaio è al centro del nostro scambio di opinioni.

Paolo: «Ciao Michael, con te, data la tua competenza tecnica, vorrei fare un ragionamento sui Mondiali in relazione alla Juve. Ho la sensazione che quel dibattito – secondo me fuorviante e un po’ tossico a un certo punto – sul bel gioco o la praticità (sintetizzo) ci siamo dimenticati di due cose: i rapporti di forza sul campo e il valore dei giocatori. Per andare su di noi, mi viene il sospetto che certe giustificazioni di Allegri quando si giocava molto male fossero mosse da due cose: autodifesa e poca fiducia nella propria squadra. E in Qatar, finora, il bel gioco si è anche visto, ma soprattutto da squadre eliminate (Brasile, Portogallo…). Supporta questi pensieri sparsi e confusi e adattali alla Juve da gennaio in poi…».

Michael: «Vista la mia piccola esperienza da tecnico, quello che ho capito è che quando si scende in campo, l’obiettivo primario è quello di portare a casa un risultato positivo, vincere è quello che ti da conoscenza e forza. Tra le 4 squadre rimaste, l’Argentina e il Marocco sono quelle che rispecchiano di più questo concetto: due squadre che magari non brillano ma sanno far male e vincere. Anche la Francia ha passato il turno senza pochi problemi. Se esaminiamo bene le partite, ho visto molte vittorie come dire… Allegriane, in questo mondiale. Questo si avvicina al mio calcio, parlo di mio come di esperienze, ovvero vincere la partita e guardare alla partita dopo con un esperienza positiva in più».

Paolo: «A me piace la solidità francese. Non mi riferisco alla difesa, di fatto prendono gol sempre. Parlo di mentalità: subito dopo il pareggio inglese, il nostro Rabiot ha immediatamente la palla del 2-1. E Giroud va in gol tirando 3 volte in 3 minuti. La determinazione per la vittoria nel momento che conta (e non per 90 minuti, cosa impossibile da fare se non sei una squadra mostruosa). Può la Juve acquisire definitivamente questo tipo di atteggiamento? Perché a -10 non ci sono alternative, passi falsi non te ne puoi permettere… Abbiamo imparato a vincere con i 6 successi prima del Mondiale secondo te?».

Michael: «Io credo che la Juventus passo passo lo stia facendo, fare 6 vittorie consecutive prendendo 0 goal è qualcosa di importante e straordinario guardando i numeri della squadra nell’ultimo anno e mezzo. Poi ovviamente è una questione di equilibri e di forza mentale. Come hai sottolineato, appena preso il gol del pari la reazione della Francia è stata forte; bloccato bene Mbappe da Walker, mossa intelligente di Southgate, la Francia ha risposto subito con 2/3 occasioni in pochi minuti e alla fine punisce con il solito Giroud. Ho parlato di equilibri perchè in questa Francia va sottolineata l’importanza di un giocatore a tutto campo come Griezmann, un giocatore che ogni allenatore vorrebbe avere. Alla fine credo che Allegri sarà bravo a trovare gli uomini giusti. Perchè lo si critica spesso per la qualità del gioco ma spesso e volentieri trova i giusti uomini da mettere in campo. Che per me è una cosa che va al di sopra del modulo o del calcio espresso, quando ci sono i giusti uomini (guardiamo quello che sta facendo Deschamps) si possono raggiungere obiettivi importanti. Mentre per i 10 punti di distacco, che dire, sono tanti, ma la Juve ancora deve affrontare il Napoli due volte e c’è un girone di ritorno con delle partite di Coppa Italia, di Champions (per il Napoli) e di Europa League per noi, non darei mai i giochi per chiusi. Soprattutto dopo un mondiale a metà stagione, cosa unica fin’ora nella storia del calcio».

Paolo: «Approfitto della tua citazione su Griezmann per definire cos’è per me un grande allenatore (uno dei motivi per definirlo). La Francia ha una vera emergenza a centrocampo senza Pogba e Kanté e Deschamps capisce che Griezmann può fare un ruolo nuovo e a lui congeniale (ci sembra tagliato). Ti aspetti qualcosa di inedito su 3 nomi della Juve: Fagioli, Pogba e Chiesa? Cosa si potrebbe inventare con loro?».

Michael: «Si, esatto, ricordiamo anche come fu usato Dybala dallo stesso Allegri negli anni con lui, un giocatore di sacrificio nonostante tutti noi abbiamo un ricordo importante di lui per le belle giocate e i tanti gol segnati. Il capitolo Pogba va affrontato solo una volta che il giocatore potrà tornare in campo e dare il suo contributo, sarà difficile valutarlo prima. Conosciamo la qualità enorme del calciatore ma a gennaio, speriamo, sarà importante capire quello che sarà il suo effettivo contributo. Per quanto riguarda il discorso Fagioli credo che ormai, anche i più diffidenti, si siano resi conto della qualità del giocatore, che gioca bene, gioca facile, ha gran piede e soprattutto ha la Juve nel cuore. Credo che lui, Locatelli e Miretti saranno importantissimi per la Juve del futuro. Ho nominato questi tre italiani per chiudere il discorso con Chiesa: sappiamo tutti il suo valore straordinario, un fuoriclasse che si sta riprendendo e la nostra speranza è quella di avere un giocatore in ripresa per il futuro, è un crack come dicono all’estero, vedremo come lo userà Allegri. Io credo che il ragazzo abbia l’intelligenza (come Griezmann) di andare a giocare in ogni ruolo per il bene della squadra, ma sappiamo tutti quello che può dare vicino alla porta, io lo vedrei bene anche da 11, dietro un rifinitore (Di Maria?) e con una punta forte, Vlahovic, dal quale mi aspetto tanto. Non troppo, ma sono convinto che questo ragazzo possa dare di più…».

Paolo: «Ultima curiosità: il tuo grado di ottimismo sulla Juve da gennaio in poi. Io non ho mezzi termini: o si va a fare grandi imprese (per me l’Europa League) o si rischia grosso…».

Michael: «Io credo che la Juventus debba provarci per lo scudetto e per la Coppa Italia, ha tutte le carte in regola per provarci e credo che se la Società riesce a fare uno sforzo con un esterno basso a destra, la squadra sia completa in ogni reparto, per lo meno a livello di soluzioni per il Mister che può variare moduli e uomini… Per quanto riguarda l’Europa League lo vedo come un dovere morale verso se stessa e verso i tifosi, non è possibile che l’ultimo ricordo di una vittoria in una competizione Europea per la Juventus sia quello dell’Intertoto nel 1999. Una squadra che dopo quell’evento ha fatto altre 3 finali di Champions fornendo giocatori per imprese Nazionali come quella del 2006 e del 2020, l’Europa è un dovere a mio avviso. So che pretendo molto ma da tifoso di uno dei Club migliori d’Italia e tra i più vincenti in Europa, è giusto cancellare quella che sembra una maledizione Europea e questa occasione, come fu l’edizione del 2014 poi persa in Semifinale, deve essere la volta buona».

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