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PUNTO A CAPO – Juve, lo scenario tra emergenza sanitaria e porte chiuse

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Ecco quanto incideranno i mancati ricavi da Stadium per la Juve, costretta a giocare le prossime partita a porte chiuse. L’emergenza incalza

Sergio Mattarella, nel suo discorso alla Nazione, fa appello al senso di responsabilità di tutti e all’introduzione di misure straordinarie, contro la minaccia del coronavirus. Il calcio si è fermato, e proverà a ripartire a porte chiuse, ma ci vorrà tempo e sacrificio per tornare a una normalità ancora lontanissima. Lo sa la Lega di Serie A, che nell’ultima settimana si è ritrovata nell’occhio del ciclone per decisioni discusse e dietrofront imprevisti, ma lo sanno soprattutto le società, che oltre all’obbligo di adottare misure preventive sulla base dei decreti del Ministero della Salute dovranno affrontare le prossime partite a porte chiuse.

Un danno finanziario non indifferenze per una squadra come la Juventus che giocherà due sfide di cartello contro Inter e Lione allo Stadium, senza tifosi, ma non solo. Già “retrocessa” dal FTSE Mib al Mid Cap a causa di una perdita di capitalizzazione quantificabile in 320 milioni di euro dal 21 febbraio – anche a causa degli effetti dell’emergenza sanitaria -, la Juventus dovrà fare a meno dei ricavi da stadio per le prossime partite a porte chiuse. Circa 12 milioni di euro tra Inter e Lione, poco più di 2 milioni per la sfida contro il Lecce (in attesa di capire quando si giocherà Juventus Milan, altra sfida potenzialmente a zero incasso), a questo punto il passaggio ai quarti e alle semifinali di Champions diventa cruciale per dare ossigeno a un bilancio (già in perdita di 50 milioni) su cui gravano costi molto alti. Ai quali, per forza di cose, devono corrispondere risultati sportivi all’altezza.

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