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Var Pensiero – Il punto della settimana a cura di Luigi Schiffo (RTL 102.5)

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Il Var Pensiero dell’Invitato Speciale Luigi Schiffo (RTL 102.5) ora che le acque si sono calmate (non ditelo però a Laxalt e al Genoa…).  Ecco qualche considerazione, a partire dal can can sollevato da media e social nelle settimane passate.

Il punto fermo è che finché non arriva una decisione discutibile “pro”-Juventus, i toni non si infuocano. Tradotto: senza il tocco di braccio di Bernardeschi a Cagliari, il sistema Var non sarebbe stato messo in discussione con la forza e i veleni piovuti da lì in poi. E’ stato anche divertente vedere come la tecnologia a sostegno degli arbitri sia passata da essere “la garanzia per la regolarità assoluta del campionato” all’ennesimo “strumento che non basta a combattere la malafede che da sempre caratterizza le decisioni a favore dei soliti potenti cattivi”.

Divertente, ma anche irritante. Perché sembra proprio che in Italia le analisi basate sulla logica e non sull’emotività, sulla testa e non sulla pancia, siano sempre molto ma molto rare e restino di fatto lettera morta.

Ce ne facciamo una ragione e riproponiamo le principali criticità fin qui riscontrate (ricordando che si tratta di un anno sperimentale, che gli errori ci sono da sempre da parte degli arbitri come da parte dei protagonisti in campo o in panchina, e sempre nella convinzione che i campionati non siano gli errori arbitrali a deciderli):

Uso della Var – Un uso troppo esteso di intervento del Var consente maggiori margini di iniquità tra una partita e l’altra (abbiamo visto episodi analoghi valutati in maniera opposta dal Var, oppure valutati con Var o senza Var), raddoppiando di fatto il rischio di errori (tra terreno e monitor) in un mix che crea solo confusione. Limitare il campo di applicazione della tecnologia è il primo passo per darle forza e univocità di indirizzo: fuorigioco nelle azioni dei gol, simulazioni sui rigori, falli violenti da espulsione sfuggiti all’arbitro o ai guardalinee, e poco più (eventualmente con possibilità di “chiamata” da parte delle squadre un paio di volte a gara in tutto su episodi anche qui di natura predefinita).

Falli di mano – Bisogna farsene una ragione: o nel regolamento si scrive che ogni volta che il pallone viene toccato con una mano o con un braccio è fallo automaticamente, oppure è necessario accettare con serenità che un arbitro la veda in un modo e un altro in maniera opposta. Quando si entra nella valutazione soggettiva, decide l’arbitro: il Var faccia pure non uno, ma due passi indietro. E’ infatti peggio vedere un arbitro che decide di andare al monitor o recepire le indicazioni del Var a fronte di un altro che decide invece di fare di testa sua (come gli spetta da regolamento), piuttosto che vedere un arbitro che decide in un modo a fronte di uno che decide in un altro.

Esultanze – Cerchiamo di fare qualcosa per non togliere il gusto dell’esultanza e il senso di gioia che accompagna un gol nei giocatori e nei tifosi (è l’essenza del calcio fin da quando lo si gioca da bambini): il Var intervenga in tempi brevissimi dopo una segnatura per comunicare all’arbitro se è buono o no. In tempi il più possibile vicini a quelli che una volta intercorrevano tra il fischio dell’arbitro e la consultazione volante con il guardalinee. Ero allo stadio per seguire Torino-Bologna: vedere assegnare un gol (il gol del 3-0 di Obi) senza esultanza né dei giocatori né dei tifosi, un paio di minuti dopo l’evento e con il gioco che nel frattempo è continuato, è una cosa che non si può proprio vedere né minimamente accettare, è una cosa triste e basta. Mi è venuta una domanda: e se il Var avesse visto che il gol era buono quando le squadre erano già andate nello spogliatoio (cosa accaduta pochi secondi dopo l’assegnazione della rete)?

Quando intervenire – Trovo ridicolo il fatto che un arbitro sia chiamato a guardare il monitor a bordo campo: se un episodio rientra nella casistica del Var, decida l’arbitro che vede il monitor e comunichi la decisione al collega sul terreno di gioco. Il resto è solo folklore e crea ulteriori motivi di discussione: perché quell’arbitro è andato al monitor e quell’altro no? Perché quell’arbitro ha guardato il monitor e ha cambiato idea e quell’altro no? Togliamo pure quel monitor, grazie…

Detto ciò, comunque, non illudiamoci di avere le partite perfette (l’uomo sbaglia, per fortuna, e la tecnologia non si può sostituire all’uomo) né l’immunità dalle polemiche anche furibonde (quelle sono connaturate alla mentalità “complottista” diffusa e fomentata in Italia). Se non altro avremo semplicemente una situazione più logica e più facile da spiegare. E magari qualcuno riuscirà finalmente a rispondere al buon Zenga: “Mi spiegate come funziona il Var?”.

Luigi Schiffo – RTL 102,5

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