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Tottenham – punti forti e deboli. E quel conto aperto con Allegri …

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Il Tottenham ha un conto aperto con Max Allegri. Analizziamo punti forti e deboli dei londinesi.

Il Tottenham e la Juventus sono pronte a darsi battaglia nel ritorno degli Ottavi di finale di Champions League, questa sera alle 20:45 nell’incantevole cornice di Wembley. Si riparte dal 2-2 dell’andata.

MAX E GLI SPURS – L’ultima volta che il Tottenham è riuscito a raggiungere i quarti di finale di Champions League l’ha fatto eliminando il Milan di Max Allegri, negli ottavi della stagione 2010-2011. L’andata a San Siro finì 1-0 per gli inglesi, che riuscirono, poi, a resistere nel match di ritorno agli assalti rossoneri, portando a casa uno 0-0 nel vecchio White Hart Lane che permise loro di accedere alla fase successiva della competizione.

Era una squadra profondamente diversa da quella attuale, molto più compassata, con le individualità di giovani come Bale e Modric che spiccavano in mezzo agli altri. Il Tottenham, però, negli ultimi anni è cresciuto a dismisura e, con l’arrivo in panchina di Pochettino, la squadra si è piazzata due volte consecutivamente al secondo posto in Premier League.

PUNTI DI FORZA – Kane ricorda Batistuta , Alli è un classe 1996 seguito da mezzo mondo con un eccellente cambio di passo ed una finalizzazione non da poco, Son garantisce imprevidibilità ed Eriksen è la vera anima di questa squadra, colui che lega il gioco e detta i ritmi alla squadra, non a caso ha trascinato la Danimarca ai Mondiali. Gli Spurs non sono solamente tecnica e velocità. C’è anche molta fisicità, specialmente nel reparto difensivo dove gente come Vertonghen e Alderweireld garantisce centimetri e copertura ad uno dei migliori portieri del globo, Lloris.

PUNTI DEBOLI – Analizzando attentamente la squadra londinese è evidente che i problemi maggiori potrebbero riscontrarli sulle fasce laterali, con Rose e Davies che potrebbero andare in difficoltà se puntati costantemente. Un altro aspetto negativo degli Spurs è la loro poca esperienza europea, considerando che sono soltanto alla terza stagione di Champions League. La panchina, concludendo, fornisce alternative di qualità (Lamela, Llorente, Dier) ma non garantisce duttilità, rendendo le scelte quasi sempre obbligate.

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