Juventus Women
Wälti: «Possiamo giocarcela con tutte. Lo Stadium è speciale, in Italia il calcio femminile è diverso. Ma non è vero che patisco…»

Wälti: «Possiamo giocarcela con tutte. Lo Stadium con la Juventus Women è ancora più speciale. In Italia il calcio femminile è diverso». Le parole
Lia Wälti, centrocampista di livello internazionale della Juventus Women e grande colpo dell’ultima estate, ha parlato a Tuttosport alla vigilia dell’andata dei playoff di Champions League con il Wolfsburg.
PARTITA CHE VALE UNA STAGIONE – «Sicuramente è il modo giusto per definirla, anche se disputare la Champions League è già di per sé una grande motivazione: è il sogno di qualsiasi giocatrice viverla, confrontarsi con le migliori squadre d’Europa. Vogliamo conquistare i quarti di finale e sappiamo che per farlo serviranno due ottime prestazioni contro una squadra forte che negli ultimi anni ha dato prova di grande continuità».
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WOLFSBURG – «La mentalità: affronteremo un’avversaria molto combattiva, che non molla mai. Che corre, che lotta con intensità e che proverà a fare gol fino all’ultimo istante. Dobbiamo partire da una grande solidità difensiva, limitando le loro occasioni. In sfide come queste anche un piccolo errore può essere determinante: dovremo rimanere sempre concentrate tenendo alta fino all’ultimo l’intensità mentale».
RITORNO ALLO STADIUM – «Allo Stadium l’atmosfera è molto speciale, è uno stadio “stretto” in cui riesci a sentire molto vicino il sostegno dei tifosi. Ero già stata allo Stadium con l’Arsenal, ma scendere su quel campo con la maglia della Juventus è stata un’emozione incredibile e completamente nuova. Mi auguro che, per la gara di ritorno, tantissimi tifosi decidano di riempire gli spalti perché hanno già dimostrato di poterci aiutare molto».
GIOCARE IN STADI CON POCHE PERSONE – «No, patire no, ma è sicuramente molto diverso. Mi era già capitato di giocare, in Germania come in Inghilterra, contro squadre in contesti con pochi tifosi, così come è vero che ho vissuto partite anche con 40/50.000 spettatori. Credo, in realtà, che la grande sfida di ogni giocatrice sia essere concentrata allo stesso modo, indipendentemente dal contesto».
PERCORSO IN CHAMPIONS – «Cosa ha fatto la differenza? I risultati, che passo dopo passo ci hanno aiutato ad accrescere la nostra consapevolezza. Abbiamo vinto le gare che sapevamo di dover vincere, penso a quelle con Benfica e Atletico Madrid, e con le avversarie di livello superiore, come Lione e Bayern Monaco, siamo uscite dal campo orgogliose della nostra prestazione perché siamo riuscite a metterle fortemente in difficoltà. Il nostro percorso ci ha detto che possiamo competere con le migliori».
PERCHE’ LA JUVE – «Durante l’ultimo mese all’Arsenal ho iniziato a pensare che potesse essere il momento gusto per cambiare, per confrontarmi con un altro campionato, un’altra cultura, anche per imparare una nuova lingua. Quando la Juventus ha preso i primi contatti con i miei agenti ho subito avuto una buona sensazione, confermata dalle prime conversazioni con il club: nel fare le mie scelte ho sempre messo al centro le persone e qui ho avuto da subito una sensazione di sicurezza, di essere voluta».
IL PRIMO NOME CHE MI E’ VENUTO IN MENTE PENSANDO ALLA JUVE? – «A livello maschile Nedved, è da sempre un giocatore per me di riferimento. Tra le donne naturalmente Juventus vuol dire Gama, ma anche Rosucci, Salvai, Girelli e Bonansea. Ragazze che avevo già incontrato in passato tra sfide di club e con la Nazionale».
COSA MIGLIORARE NEL CALCIO FEMMINILE ITALIANO – ««Bisogna diventare più attrattivi, portare le persone allo stadio, trasmettere con continuità le partite in tv. In Inghilterra così come in altri Paesi europei oggi la situazione è diversa, ma è il frutto di un percorso lungo: quando nel 2013 giocavo in Germania la visibilità era molto bassa, così come nel 2018 in Inghilterra. Poi gli investimenti sono andati in quella direzione e allora il movimento ha ottenuto sempre maggiore spazio e, quindi, seguito. In Italia questa crescita è in corso, ma bisogna essere consapevoli che ci sia sempre un passo in più da compiere».
COSA HA APPREZZATO NELLA JUVE – «Il cuore. Quel fuoco, quel desiderio di vincere. È una cosa che non puoi allenare, fa parte del dna e io l’ho ritrovato nel dna della Juventus. Forse in campionato non sempre abbiamo raccolto quanto seminato, ma se penso alle finali, ecco questa squadra non le ha mai sbagliate, ha sempre trovato un modo di vincerle. Questo mi ha colpita molto».