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Di Natale: «Spalletti è un fenomeno, agevola gli attaccanti. Con lui io, Iaquinta e Di Michele…»

Di Natale: «Spalletti è un fenomeno, agevola gli attaccanti. Con lui io, Iaquinta e Di Michele…». Le parole dell’ex numero 10 dell’Udinese
Due volte re dei cannonieri, 209 reti in Serie A e un sesto posto all-time che lo piazza a ridosso della coppia Meazza-Altafini e davanti a un mito come Roberto Baggio. Totò Di Natale sulle pagine de La Gazzetta dello Sport analizza le cause della crisi offensiva che sta caratterizzando la Serie A attuale. L’ex Udinese ha parlato anche dell’attuale tecnico della Juventus Luciano Spalletti.
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LA CRISI DEI CENTRAVANTI – «I problemi sono diversi. Il nostro campionato non ha più i bomber degli anni d’oro, ma nemmeno quelli dell’ultimo decennio: penso a Higuain, Ibrahimovic, Icardi, Immobile, Osimhen… Tutti goleador seriali, centravanti da 20-30 reti a campionato e anche di più. Meno qualità negli ultimi metri e anche nei centrocampisti che devono rifinire l’azione. Molte squadre prediligono palleggiare molto e anche dal basso, il risultato è che si vedono meno azioni dirette verso la porta. Questo modo di giocare spesso facilita il lavoro delle difese avversarie, che hanno più tempo per ragionare e “leggere” le varie situazioni».
I TIRI DA FUORI – «La percezione è che in Italia si segni meno che altrove con le conclusioni dalla distanza. In Premier League, ad esempio, ammiriamo tanti giocatori che fanno gol con dei bolidi da fuori area. Non conosco i numeri, però la sensazione è che, rispetto ai tempi passati, manchino anche un po’ di reti segnate su calcio di punizione. Un tempo se ne vedevano di più. Io, ad esempio, avrò realizzato una quindicina di gol da fermo».
CI VOGLIONO BOMBER STRANIERI – «Tornasse Osimhen, i numeri sicuramente migliorerebbero… Ma anche Lewandowski a 37 anni potrebbe dare una bella mano al conteggio generale delle reti».
L’ATALANTA SEGNA DI MENO – «No, perché Gasperini è un bomber. Gasp è po’ come Zeman: esalta gli attaccanti. L’impatto di Malen sulla Roma è soltanto l’ultimo di molti esempi: pensate a Borriello al Genoa o a Retegui l’anno scorso a Bergamo».
LA JUVE SEGNA DI PIU’ – «Semplice, Spalletti è un fenomeno. Lo dico per esperienza personale, sono stato allenato da Luciano a Udine. Il gioco di Spalletti agevola gli attaccanti: io, Iaquinta e Di Michele tiravamo in porta almeno 4-5 volte a testa».