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Niente mondiale, fatto fuori anche Gattuso: “Federcalcio commissariata”

Tutta Italia attende con ansia la gara di martedì, ma all’orizzonte per Gattuso c’è una possibilità che rischia di entrare nella storia del calcio.
L’Italia sportiva di questa fine marzo 2026 viaggia su due binari paralleli che sembrano appartenere a dimensioni opposte. Da un lato c’è l’entusiasmo travolgente per uno Jannik Sinner ormai leggendario, capace di raggiungere l’ennesima finale della sua straordinaria carriera e di proiettare l’immagine di un Paese vincente, solido e inattaccabile. Dall’altro, c’è il silenzio carico di tensione che avvolge il mondo del calcio, un popolo intero che trattiene il respiro in attesa della finale di martedì prossimo a Zenica. Lo scontro tra l’Italia e la Bosnia non è solo una partita di calcio; è l’ultima chiamata per l’accesso ai Mondiali 2026, l’ultimo lembo di terra a cui aggrapparsi per evitare un naufragio che avrebbe del clamoroso.
Nelle piazze e nei bar, l’ansia strisciante è palpabile. Il timore di incappare nella terza figuraccia consecutiva, dopo aver clamorosamente mancato le edizioni del 2018 e del 2022, agita i sogni dei tifosi e degli addetti ai lavori. Se per Sinner la vittoria è diventata un’abitudine, per la Nazionale di Gattuso la qualificazione è diventata un’ossessione che rischia di trasformarsi in un trauma generazionale. In caso di fallimento in terra bosniaca, l’esito non potrà che essere brutale: non si tratterà più di analizzare un modulo o un cambio sbagliato, ma di certificare il collasso di un intero movimento che non può più permettersi di restare fuori dal salotto buono del calcio globale.
La FIGC trema, Padovan avverte: “Vertici azzerati”
Mentre la squadra cerca la concentrazione necessaria per affrontare Dzeko e compagni, i palazzi del potere tremano sotto i colpi delle indiscrezioni giornalistiche. A scuotere le fondamenta della FIGC sono state le parole di Giancarlo Padovan, intervenuto ai microfoni di Radio Radio con una previsione che suona come una sentenza anticipata. Secondo il giornalista, il sistema calcio italiano è arrivato a un punto di non ritorno: “Penso che in caso di mancata qualificazione ai Mondiali, la Federcalcio verrebbe commissariata per un anno con l’azzeramento totale dei vertici attuali”.

Al centro del mirino c’è inevitabilmente Gabriele Gravina. Il presidente, rieletto da poco dopo una corsa in solitaria, si trova in una posizione di estrema fragilità politica. Nonostante il trionfo all’Europeo di soli cinque anni fa – un successo che oggi appare come un lontano e sbiadito ricordo – l’eventuale terza esclusione mondiale consecutiva cancellerebbe ogni residua difesa del suo operato. Una delusione di tale portata non solo stroncherebbe definitivamente il blasone di una Nazionale quattro volte campione del mondo, ma renderebbe inevitabile l’intervento ispettivo del Governo o del CONI. La poltrona di Gravina, e con essa quelle di gran parte della dirigenza federale, oltre che di Gattuso, è legata a doppio filo al risultato di martedì: a Zenica l’Italia si gioca la faccia, ma i vertici della FIGC si giocano la sopravvivenza.