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Ulivieri predica calma: «Cambio radicale del sistema? No, abbiamo tre allenatori al Mondiale»

Ulivieri predica calma: «Cambio radicale del sistema? No, abbiamo tre allenatori al Mondiale». Le parole del presidente dell’AIAC
Il momento complesso del calcio italiano continua a far discutere gli addetti ai lavori. Intervenuto ai microfoni della trasmissione “Radio Anch’io lo Sport“, Renzo Ulivieri, attuale presidente dell’AIAC (Associazione Italiana Allenatori Calcio), ha analizzato le criticità del sistema, cercando di delineare alcune soluzioni concrete per il futuro.
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«Bisogna cambiare il sistema radicalmente? Probabilmente no. C’è da studiarci sopra e affrontare i problemi principali che ha il nostro calcio, dal punto di vista del talento. Noi come allenatori abbiamo avuto una storia importante. Anche in questo campionato del mondo abbiamo Ancelotti, Montella e Cannavaro. Ci dispiace che non ci sia Gattuso. Allenatore straniero? Mi è stata messa addosso anche questa, mai detto. Credo che per la Nazionale ci voglia un allenatore italiano. Abbiamo avuto Bearzot, Lippi. La nostra è una Nazionale che ogni 25 anni vince. Sia nel 1982 sia nel 2006 abbiamo avuto la fortuna di trovare calciatori al massimo della condizione e al tempo stesso campioni».
Il paradosso dei settori giovanili
Il primo grande scoglio riguarda l’incapacità di valorizzare in Serie A i talenti cresciuti in casa. Nonostante gli ottimi riscontri delle selezioni minori, il grande salto verso il professionismo di vertice resta spesso un miraggio:
«Abbiamo le nazionali giovanili maschili e femminili che vincono, che giocano bene, che fanno risultati. La criticità sta nel passaggio da queste categorie alle prime squadre di Serie A. Questi giovani, per mille motivi, non riescono a fare questo passaggio. Sarà colpa degli allenatori che devono vincere in ogni modo o delle società, però il momento critico è questo. Bisognerà trovare una soluzione».
Regole e limiti internazionali
A chi propone di imporre per regolamento un numero minimo di calciatori italiani titolari nelle squadre di club, Ulivieri risponde richiamando la rigorosa necessità di rispettare le attuali direttive degli organi calcistici superiori:
«Non si può fare. A noi ci garberebbe, ci sembrerebbe una strada, ma è impercorribile. Vorrebbe dire limitare gli stranieri. Bisogna fare tutte quelle cose che sono possibili in base ai regolamenti dell’UEFA e della FIFA, altrimenti si va fuori dai campionati».
Le proprietà straniere e la maglia azzurra
Infine, il presidente si sofferma sull’ingresso massiccio di capitali esteri. Sulla possibilità di introdurre dei paletti per salvaguardare il legame con la Nazionale, ipotizza scenari che esulano dal solo ambito sportivo:
«Qui potremmo vedere di fare qualcosa, ma qui diventano norme anche governative. Ad esempio, almeno il 50% delle proprietà rimanga italiano. Proprietà straniere hanno a meno cuore la maglia azzurra? Probabilmente sì. Appena arrivano, non hanno interesse di questo genere. Poi ci sono casi e casi: penso a Rocco Commisso un innamorato del calcio italiano. Ma di queste proprietà straniere si conosce pochissimo.»