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Spalletti dopo la firma: «Il nostro futuro lo abbiamo scelto in libertà. Era la soluzione più corretta. È una responsabilità importante» – VIDEO

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Spalletti ai microfoni di Small Talk si è soffermato sul rinnovo e su tanti altri temi. Le parole del tecnico della Juventus dopo la firma

Subito dopo il rinnovo, Luciano Spalletti ha parlato ai microfoni di Small Talk sia del prolungamento che di altri argomenti.

ALLIANZ STADIUM «Guarda, io sono stato poche volte a teatro, ma quando sono entrato qui dentro ho avuto quella sensazione lì. Eh, è stato un po’ come sentirsi al centro dell’attenzione dove tutti ti guardano, tutti ti ascoltano, tutti sono disponibili a vedere le scelte che farai e devo dire che c’è stata anche un po’ d’i mozione perché non riguarda solo entrare in uno stadio, entrare all’Allianz. È come entrare in una storia e questo e questo un po’ d’emozione te la crea. Poi se i tuoi musicisti suonano bene e allora lo stadio apprezza e partecipa, diventa tutto più facile»

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RINNOVO «Ma innanzitutto c’è da dire che è stato poi un rinnovo dove tutte le componenti hanno partecipato perché diventa fondamentale, è diventato fondamentale conoscersi bene, annusarsi bene in questi 6-7 mesi. Abbiamo avuto la possibilità di scegliere in libertà quello che fosse il nostro futuro, di scegliere se era apprezzabile questo rapporto, la parte tecnica dello staff e tutte quelle persone che lavorano dietro le quinte e la dirigenza, i calciatori, il pubblico e mi sembra che poi tutto abbia indicato che questa era la soluzione più corretta proseguire tutti insieme. Perché ci sarà bisogno di tutti ed è una responsabilità importante, però è chiaro che poi e le persone si misurano in base alle responsabilità che prendono».

MONDO JUVE«Se devo andare a rivedere quello che mi è successo e che mi ha colpito, è stato forse il momento di grande amarezza quando siamo usciti dalla Champions contro il Galatasaray, vedere tutto lo stadio che ci applaudiva e che ci chiamava sotto la curva e che voleva stringersi a noi perché ci vedeva così dispiaciuti, è stato il momento forse più forte dove ci siamo sentiti tutti figli della stessa mamma ed è stato bellissimo».

GIOVINEZZA – «Sicuramente mi viene in mente la mia famiglia perché ho avuto la possibilità di vivere in una famiglia bellissima dove dove ho voluto bene ai miei genitori, a mio fratello e vista la mia curiosità loro sono stati sono stati bravissimi poi a mettermi in condizione di crescere. Mio fratello mi portava sempre con lui, mi insegnava sempre quello che poi avrei dovuto andare a sviluppare, le difficoltà che avrei incontrato nella crescita, nel lavoro, nella vita e questo mi ha creato un’apertura di enorme vantaggio»

CERTALDO – «Io quando arrivado in campagna vedo il rumore delle stagioni. Non lo sento, lo vedo proprio il rumore delle stagioni e sento i versi dei miei animali, sento quello che è la bellezza. della natura, perché tutti possiamo essere padroni di un pezzo di terra, però nessuno potrà mai esserlo della bellezza che c’è sopra e di quella dobbiamo obbligatoriamente averne cura e andare poi a farla essere ancora più bella di quella che ci è stata donata»

VITA – «Quelli lì sono marchi indelebili, tatuaggi non fatti sull’anima, sul cuore, che rimarranno per sempre perché è così. Sono cresciuto a latte e biscotti e lei quando sapeva che mi piaceva questo, anche quando rientravo la sera che andavo a letto, perché mi piaceva andare a letto con il pancino pieno, con qualcosa di caldo dentro e di buono… per cui trovare questa zuppetta bella calda sul tavolo, quando rientrava andava al letto con quel sapore lì e con quel calduccino dentro lo stomaco lì, è stato per me un momento che mi sono poi portato dietro per tutta la vita»

FILOSOFIA – «Icentrocampisti sono un po’ avvantaggiati poi nell’andare a prendere quello che succede in difesa, di quello che succede nel reparto offensivo, per cui debbono avere un bagaglio un po’ più completo di quello che è invece il Conceiçao, l’Yildiz di turno, lo Zhegrova, perché gli viene richiesta quella cosa lì, che è la cosa fondamentale che sappiano fare bene, perché è quella che ti dà poi l’apertura ad andare allo step successivo. Invece il centrocampista deve saper fare un po’ tutto, per cui si va a prendere cura della fase difensiva, la fase offensiva, deve avere un po’ di rapporto con quello che è lo sviluppo della partita. Se tu sei ordinato e fai spesso le stesse cose, diventa più facile che la squadra avversaria riesca a capire quello che è il tuo comportamento e a trovarti le contromisure. Se tu gli crei un po’ di improvvisazione, gli crei questa questa questo effetto sorpresa, questi sovraccarichi o questo numero di superiorità da varie parti del campo, allora c’è un po’ di difficoltà a doversi adeguare e probabilmente ci si trovano più soluzioni»

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