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Nainggolan: «La Juve gioca il miglior calcio d’Italia. Se Spalletti fosse stato lì dall’inizio si sarebbe contesa lo scudetto con l’Inter»

Radja Nainggolan, ex giocatore di Inter e Roma, ha rilasciato alcune dichiarazioni sulla stagione attuale e sulla Juventus di Spalletti
Intervistato a Sky Calcio Unplugged, l’ex calciatore di Roma e Inter, Radja Nainggolan ha parlato di diversi temi legati alla stagione attuale in Serie A e alla propria carriera da giocatore.
SULLO SPOGLIATOIO ALL’INTER – «Noi eravamo un bel gruppo e ci divertivamo sia in campo che fuori. Eravamo un gruppo unito ma purtroppo non abbiamo vinto niente. Abbiamo fatto comunque stagioni importanti. Io vivevo ogni partita allo stesso modo. Bisognava provare a vincere e divertirsi».
FAVORITA PER LO SCUDETTO DI QUEST’ANNO – «Se mi aveste chiesto all’inizio dell’anno chi avrebbe potuto vincere lo scudetto avrei detto sempre l’Inter. Come rosa è la superiore e negli ultimi anni è quella che ha giocato meglio e vinto le partite più importanti. Hanno una rosa anche abbastanza larga, anche se in questa stagione è stato inserito qualche giovane come Esposito. Dietro ci sono pochi cambi e una stagione è lunga ma penso che hanno fatto bene. L’Inter per me era la più forte e non c’era una squadra che poteva avvicinarsi. Anche quando c’è stato un periodo in cui si sono avvicinate Napoli e Milan la continuità, poi, ha fatto la differenza perché le altre non la hanno come la ha l’Inter»
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LA SQUADRA DI CHIVU LA PIU’ PRONTA PER VINCERE – «La differenza sta nei singoli, ti faccio un esempio: Thuram in questa stagione è stato criticato perché non era lo stesso dello scorso anno. In queste ultime giornate però è tornato quello della passata stagione e queste sono gare importanti per la volata finale. Al Milan manca comunque Leao perché gioca ma non fa la differenza. Nei momenti importanti i giocatori dell’Inter hanno sempre risposto. A Napoli, dove si è puntato tutto su Lukaku, il belga è mancato per gran parte della stagione. L’Inter sotto questo aspetto ha risposto meglio rispetto alle altre e su 38 partite, parlando solo del campionato, l’Inter è stata quella con più continuità e nei momenti in cui veniva avvicinata dalle altre riusciva sempre a tirarsi fuori. È un gruppo d’esperienza e capace di vincere. Arrivati a questo punto sapevano cosa dovevano fare per vincere. Penso che comunque aver tirato fuori quel qualcosa che le altre non hanno ha fatto la differenza».
LA JUVE DI SPALLETTI – «Io adoro Spalletti per il suo modo di giocare e quello di comunicare. Mi piace tutto di lui. Sa sempre dare una risposta anche quando viene criticato e si prende tante resposabilità quando le cose non vanno. In questo momento la Juventus è la squadra che gioca il miglior calcio in Italia con una squadra che prima non giocava in questo modo. Poteva essere l’anti Inter? Per me poteva giocarsela se Spalletti fosse stato lì dall’inizio».
SPALLETTI – «Sembra sempre uno molto duro quando lo vedi o lo senti. Quando ti vuole bene però si scioglie e prende le cose in modo diverso da come far vedere. È una persona che mi ha aiutato e migliorato tanto. Per me è una persona importante».
I MIEI ANNI ALLA ROMA – «Quando ero alla Roma noi giocavamo per le posizioni alte. Non abbiamo vinto lo scudetto ma eravamo sempre secondi e provavamo a mettere in difficoltà la Juventus, che era imbattibile. Era una squadra fatta bene con giocatori forti, che ancora oggi sono ad alto livello come Salah o Rudiger, però non eravamo pronti a competere con una squadra con un tridente in difesa come Barzagli-Bonucci-Chiellini. La Roma è difficile da giudicare: ci sono partite in cui fa bene e altre in cui fa male. Io non amo quel tipo di gioco perché non sono per questo tipo di calcio. C’è Dybala che dovrebbe fare la differenza ma gioca meno di quanto ci si aspetta. È difficile giudicare una squadra che sta facendo bene ma per me l’obiettivo di una piazza come Roma, di cui io sono innamorato, non può che essere stare sempre nelle prime 4».
LA RIMONTA COL BARCELLONA – «Quella è una partita in cui abbiamo perso 4-1 là ma il risultato doveva essere diverso anche perché c’era un rigore su Pellegrini, che oggi con il VAR verrebbe dato. Poi se parliamo della semifinale contro il Liverpool… A me comunque va bene così perché il calcio vero è così. Ormai non c’è nemmeno più la furbizia. Riguardo quella partita lì comunque devo essere sincero in quella settimana si respirava qualcosa, una sensazione che ci faceva dire che potesse succedere qualcosa. Iniziata la partita noi pensavamo solo a non prendere gol e fare il primo, poi a non prenderne uno e fare il secondo e poi è arrivata la rete di Manolas e abbiamo detto: ‘c***o ce la possiamo fare’».
IL PERCORSO DI KOMPANY COL BAYERN MONACO – «Me lo aspettavo perché quando eravamo in nazionale aveva sempre la parola giusto e sapeva sempre cosa dire. Avevamo una squadra forte e non era facile gestire un gruppo così. Avevamo Lukaku, De Bruyne, Hazard e lui. Avevamo tanti giocatori forti ma lui riusciva a far mantenere la calma e farci restare concentrati sugli obiettivi. Noi giocavamo molto e scherzavamo molto perché sapevamo di essere forti. Lui aveva già un piccolo allenatore dentro di sè e sapeva farci distinguere i momenti. Il Bayern ha un’identità forte: non è da tutti rispondere in quel modo dopo essere finiti sotto 5-2. Lui dice sempre le cose giuste perché viene da un mondo dove convivono varie nazionalità. Lui è uno che ha vissuto: conosce la strada e la bella vita, la gente importante e meno importante e nel suo staff ci sono anche amici d’infanzia. Lui lo aveva dentro e gli auguro il meglio. Spero che possa arrivare a vincere la Champions League».
IL 5-4 TRA PSG E BAYERN MONACO – «Ti faccio un’altra domanda: Se il PSG giocasse contro la Juventus quanti gol potrebbe fare? Possiamo dire quindi che gli attacchi sono troppo forti. Secondo me poi si parla troppo dei rigori. Io poi non sono uno che ama il VAR perché le regole cambiano troppo spesso. Per me il calcio deve rimanere uno sport appassionante in cui l’arbitro può fare anche un errore. A me del calcio moderno piace che i terzini sono fondamentali e fanno tanto la differenza, anche perché ormai sono più offensivi che difensivi. Vogliono portare un calcio offensivo e per quello ci sono stati tanti gol. Se vogliamo parlare però del risultato 5-4 lo compari a 1-0 perché il gol di scarto è 1 per il ritorno. Va detto però che è stata una delle partite più belle della Champions League. Poi il giorno dopo vedi un Atletico Madrid-Arsenal e pensi: ‘c*o che partita di mea».
BARELLA – «Se penso al mio prime penso a Barella e in tutto quello che fa nel difendere e nell’attaccare. Magari fa meno gol di me ma quando li fa li fa belli. Lui quando c’è o non c’è la differenza si sente e anche con me era così. Questo fa capire l’importanza che abbiamo nella squadra. Barella non si può mai criticare. Ci si aspetta sempre tanto dai giocatori forti ma se uno come Barella fa 55 partite l’anno e ne sbaglia magari quattro si parla di stagione diversa. Io vi posso dire che per me in questa stagione lui è sempre sufficiente. Da lui ci si aspetta sempre una prestazione da 8 ma è un essere umano. Per me Barella in una stagione sarà sempre il migliore dell’Inter».
LO SCUDETTO VINTO CON L’INTER – «Ho giocato un paio di partite… Io voglio essere protagonista e quell’anno non lo sono stato quindi non mi interessa e quella stagione nemmeno la calcolo».