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Boto (ds Flamengo) ringrazia la Juve: «Danilo e Alex Sandro ci danno una mentalità vincente»

Boto (ds Flamengo) ringrazia la Juve: «Danilo e Alex Sandro ci danno una mentalità vincente». Le parole del dirigente brasiliano
José Boto, direttore sportivo del Flamengo ha raccontato a Tuttosport l’importanza di avere portato nel club due ex Juve, Danilo e Alex Sandro, con i quali ha vinto l’ultima Copa Libertadores (e guida il suo girone attualmente con due vittorie e un pareggio).
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MENTALITA’ – «Danilo e Alex Sandro ci danno una mentalità vincente che non tutti hanno. Tutti vogliono vincere, è quasi una banalità. Per noi sono calciatori chiave perché lo provano ogni giorno, per come si allenano, per il tempo che spendono prima e dopo l’allenamento, sono un esempio per gli altri».
DANILO – «Aveva altre scelte, molto importanti. Come Jorginho, aveva il desiderio di tornare in Brasile e rimanere ad alto livello. Forse anche di vincere qui, perché era andato via presto per giocare al Porto. Ovviamente per attirare alcuni profili devi avere la loro preferenza, perché ci sono club importanti che li vogliono. Lo abbiamo fatto venire qui e abbiamo presentato il progetto di essere la migliore società in Sudamerica e ci hanno scelti per la filosofia che ci siamo dati».
LA FILOSOFIA DEL CLUB – «Il club è molto grande con tanta pressione, la necessità di vincere ogni gara e ogni competizione. Perdere non ha scuse».
L’ACQUISTO CHE LO RENDE ORGOGLIOSO – «Direi Paquetà. Quando compri un giocatore così, al picco più alto e l’età giusta… Aveva l’opportunità di proseguire in Europa e ora è qui».
FORZA ECONOMICA – «Sappiamo di potere competere con diversi club in Europa, ma il giocatore deve essere convinto. Se non ha intenzione di giocare in Brasile è molto difficile».
GLI INIZI AL BENFICA LANCIANDO GIOVANI – «Non era così, prima. Avevamo una buona rete di scouting, abbiamo preso David Luiz, Di Maria, vendendoli poi per molto. Era il modello del club: acquistare a poco e rivendere».
COSA É CAMBIATO – «A un certo punto il presidente è venuto da me e mi ha chiesto come mai non riuscissimo a produrre talenti. Abbiamo fatto un giro per l’Europa guardando club come l’Ajax, lo Schalke 04, e siamo arrivati a una conclusione. Che non importa vincere nelle giovanili. Ed è il problema in Italia: mi ricordo Scamacca quando era alla Roma, era molto più forte dei suoi coetanei. Devi creare difficoltà per arrivare ad alto livello. È inutile che uno sia troppo migliore degli altri perché non cresce. Quello è stato uno dei nostri segreti, imporre sfide ai giovani più bravi».
C’É IL TALENTO – «Sì, ma l’ambiente è fondamentale. Anni fa la Juventus mi invitò a una partita in Primavera contro l’Inter: c’erano giocatori maturi, ma non di prospettiva. Se sei ossessionato dal risultato tendi a far giocare i primi. È una questione di fiducia, in Italia avete perso il genio perché preferite il fisico. 25 anni fa in Portogallo noi non producevamo talento, ora siamo una macchina».
L’ITALIA – «Gli altri si muovono, studiando. L’Italia non va a tre mondiali di fila».
ALLO SHAKHTAR HA PORTATO DE ZERBI – «Un genio tatticamente. Non ho mai visto nessuno convincere i suoi giocatori così rapidamente. Però ci sono sempre due facce e l’altra forse non è così buona per la sua carriera. Personalmente posso dire solo cose buone».