Hanno Detto
Adani sul rigore di David: «Non riesco a darmi pace. Spalletti non mi è piaciuto per questo motivo»

Lele Adani ha parlato del calcio di rigore sbagliato da David, dicendo di non riuscire a darsi pace. Poi una critica a Luciano Spalletti
Lele Adani ha parlato ai microfoni di La Nuova DS, attaccando David e Luciano Spalletti.
IL RIGORE – «Il nodo è che il giorno dopo, si parla non del fatto che l’ha sbagliato, ma di come l’ha tirato. Poi, si parla del perché glielo han fatto tirare. Alla fine si dice l’ha sbagliato, cioè non si ragiona sul fatto che si può sbagliare, ma sul modo in cui ha tirato. Tra l’altro io dopo pranzo, ho visto un video dove credo di aver visto gli ultimi 41 rigori di David e non ha mai tirato così. Tu pensa che follia guardare 41 rigori di David. Ero lì, durante il caffè, volevo cercare un modo per darmi pace. Allora pensavo a Del Piero, a tutti questi grandi campioni, no, che non avrebbero mai calciato così. Poi, il punto non è nemmeno come lo tiri, è il momento, è la tua situazione Santo Dio, la tua situazione personale. Ahi voglia poi dopo a dire, è un bravo ragazzo, cosa vuol dire essere un bravo ragazzo? Essere un bravo ragazzo cosa vuol dire? Se hai quella responsabilità lì, adesso mi dispiace anche infierire, però lui l’ha voluto»
SPALLETTI – «Però non mi è piaciuto anche Spaletti che l’ha difeso nelle sue dichiarazioni. La scorsa settimana dicevamo che Spalletti deve salvare Koopmeiners ma Salletti non deve salvare nessuno. Qua la maglia della Juve viene prima di tutto ed è una delle maglie più gloriose della storia del calcio, del panorama calcistico mondiale. Valeva per Koopmeiners, vale anche per David, perché quando entri fai bene e poi parti titolare e vale lo stesso per Openda. Prima era Vlahovic il problema, ora manca Vlahovic. Quindi c’è sempre un problema, ma l’unica cosa è che la Juve non può essere un problema. La Juve è un valore aggiunto ed è un punto d’arrivo, non di passaggio. Se tu arrivi alla Juve, quel rigore spacchi la porta, perché ti han detto l’opportunità, onore e onore per calciarlo»
