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Adzic Juve, la confessione di Spalletti: «Perchè lo sto facendo giocare poco? In lui vedo gran piede e motore, ho un piano»

Adzic Juve, il tecnico analizza la gestione del talento montenegrino e spiega su quali aspetti deve ancora lavorare per imporsi
La rincorsa della Juventus verso i primi quattro posti della classifica non ammette pause. Dopo la straordinaria vittoria interna contro il Napoli, che ha ridato entusiasmo all’ambiente, i bianconeri cercano conferme immediate nella delicata trasferta contro il Parma. Nella giornata di vigilia, sabato 31 gennaio, l’allenatore Luciano Spalletti è intervenuto nella consueta conferenza stampa per presentare i temi del match. Tra le varie analisi tattiche, il tecnico di Certaldo si è soffermato su una questione molto dibattuta tra i tifosi e gli addetti ai lavori: la gestione di Vasilije Adzic, il classe 2006 dotato di grande talento ma finora poco utilizzato.
Adzic Juve, le parole del mister
Spalletti ha voluto chiarire che il ridotto minutaggio non è sinonimo di sfiducia. Al contrario, l’allenatore riconosce al ragazzo una struttura fisica importante e ottime doti tecniche, ma sottolinea la necessità di maturare nella lettura dei momenti della gara. La dirigenza e lo staff tecnico stanno lavorando per renderlo più sicuro nella gestione della palla in zone nevralgiche, dove un errore di gioventù potrebbe costare caro alla squadra. È un percorso di crescita basato sulla serietà e sull’applicazione quotidiana, valori che l’allenatore apprezza molto nel giovane montenegrino.
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ADZIC – «Ho fatto giocare poco Adzic? Gli vedo gran piede, gran motore, una scocca importante. Quando fa i duelli fisici tiene botta, vorrei trasmettergli più tranquillità nelle scelte, nei momenti della partita, quando ha il pallone tra i piedi. Lui mi sta a cuore per la serietà e come si sta allenando: a volte si trova in zone di campo dove non può permettersi di perdere quel pallone lì o gestirlo in maniera tranquilla. Il lavoro può determinargli molto, sempre convinti che i protagonisti sono loro. L’ho già detto e lo dirò ancora. Il lavoro un po’ paga, ti dà delle cose che poi sono futuro, sono fondamentali per il futuro»