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L’Allegri 2.0 chiede aiuto a Conte: nuove regole alla Continassa

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L’Allegri 2.0 chiede aiuto a Conte: nuove regole alla Continassa per rieducare la squadra a lavoro e vittoria

Nessuno aveva detto che sarebbe stato facile. Il secondo mandato di Massimiliano Allegri alla Juventus parte col singhiozzante pari di Udine che mette a nudo limiti e scorie della Juve ereditata da Max, diversa (ma c’erano pochi dubbi) da quella lasciatagli  agli albori della sua prima esperienza in bianconero. Che sta a dire: questa squadra non va gestita e perfezionata ma completamente ricalibrata ed elevata a potenza. C’è bisogno di un intervento differente, più “violento” e d’impatto rispetto al labor limae di 7 anni fa. Un processo che Max ha già iniziato a scandire con provvedimenti e toni autoritari oltre che autorevoli, manifestazioni che paiono ad oggi l’increspatura più tangibile ed evidente del nuovo ruolo da allenatore-manager. Ed ecco che modi, regole e decisioni iniziano a somigliare – almeno nella forma – agli insindacabili diktat del Conte bianconero. Come se questa Juve andasse rieducata da zero a vittoria, sacrificio e cultura del lavoro.

Ritorno alla disciplina

In primis c’è la disciplina su cui si fonda ogni tipo di successo. Allegri non ha intenzione di transigere su nulla: è stato evidente sin dalla prima amichevole stagionale. I giovani Frabotta, Fagioli e Di Pardo esclusi dal test match col Cesena per un precedente ritardo in allenamento. Un provvedimento che sapeva di monito, chi sbaglia infrangendo le regole paga.

Scelte pesanti

Poi ci sono le scelte pesanti, quelle che fanno rumore ma non possono essere messe in discussione. Prima conferenza stampa: il vice capitano lo fa Paulo Dybala e non Bonucci perché ha più presenze con la Juve. Non è così? Lo fa Dybala lo stesso. Cristiano Ronaldo non è al top della condizione? Si accomoda in panchina come qualunque altro giocatore della rosa e cerca di fare la differenza quando è chiamato in causa per farlo ed è quindi considerato nelle condizioni di farlo.

Gestione e limitazione dell’imprevisto

Quindi l’aspetto che forse si avvicina di più alla prima era Allegri. La capacità di non perdere mai la calma e di gestire e limitare la componente imprevedibile propria del calcio. Gli errori individuali capitano ma devono essere limitati: «Bisogna capire il momento, a volte tirare il pallone in tribuna non è vergogna», in riferimento all’ultimo pasticcio di Szczesny. Ma anche quando si sbaglia sono necessari ordine e freddezza per produrre una reazione organizzata. Lasciarsi sopraffare dall’inerzia delle cose non è un’opzione. E questa no, non lo è mai stata.