Hanno Detto
Ambrosini elogia Gattuso: «Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla sua Italia. Speriamo mantenga la promessa che mi ha fatto»

Ambrosini parla ai microfoni de La Gazzetta di Gattuso elogiando il ct della Nazionale. E svela anche un retroscena con il tecnico
Massimo Ambrosini, storico ex compagno di squadra al Milan e grande amico di Rino Gattuso, oggi è un talent tv e su La Gazzetta dello Sport in edicola commenta la situazione della Nazionale azzurra.
ITALIA-IRLANDA – «Devo ammettere che sono piacevolmente sorpreso dal fatto che sono riuscito ad emozionarmi. Prima da italiano e poi da amico di Rino. Visto quello che era successo in passato, un po’ tutti abbiamo vissuto con senso di disperazione il trovarci di nuovo agli spareggi, ma adesso abbiamo fatto il primo pezzettino di strada e siamo felici».
L’ANALISI – «In difficoltà nel primo tempo perché si è portata in campo quello che speravamo di non portare ovvero un po’ di paura e di tensione. Era inevitabile visti i precedenti. Dopo il gol di Tonali a inizio ripresa c’è stata come… una liberazione e la squadra è stata più bella. Se il punteggio fosse rimasto ancora sullo 0-0, la frenesia sarebbe aumentata ulteriormente. In casi come questo rischi di perdere ordine e gli azzurri non lo hanno fatto. Anche se, a parte un paio di lampi nei primi minuti, l’Irlanda del Nord non ci ha mai messo in difficoltà».
LA BOSNIA – «Affronteremo una squadra che è un mix tra esperienza e talento. Penso che la pressione di Bergamo possa essere gestita meglio nonostante la posta in palio sia la stessa visto che si tratterà di un altro incontro dentro o fuori».
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L’AMICIZIA CON RINO – «Nel 1999 lui è arrivato al Milan dalla Salernitana, l’estate dopo lo scudetto che avevamo vinto con Zaccheroni. Ci eravamo conosciuti durante un raduno dell’Under 21: lui mi chiedeva del Milan e io della Scozia, dove era stato prima di tornare in Italia».
IL GIOVANE GATTUSO – «Affamato di conoscenza, pieno di entusiasmo e di sana voglia di emergere. E poi aveva umiltà e coraggio. Era contagioso… Non potevi non volergli bene».
IL CARATTERE – «Gattuso ascolta sempre quello che gli viene detto, anche quando è arrabbiato. La sua testardaggine non gli impedisce di analizzare un consiglio».
SIMILITUDINI – «Caratterialmente da giovani ci univa l’ambizione. Questo sentimento ci ha resi rivali per un posto in squadra: lui ha giocato più di me e con il tempo io ho capito che era giusto. Entrambi però eravamo famelici nell’amore per quello che facevamo e per la maglia che indossavamo».
IL RICORDO PIU’ BELLO – «Inevitabile dire le vittorie perché quelle ti uniscono. E quindi la Champions alzata ad Atene è stata indimenticabile. Anche fuori dal campo però stiamo bene insieme: in montagna siamo vicini di casa e spero, prima o poi, di convincerlo a venire con me a fare una bella camminata. Perché per lo sci penso non sia molto portato… (ride, ndr)».
IL MOMENTO PIU’ DIFFICILE – «Quando voleva conficcare una forchetta nella schiena di Pirlo per una battuta e mi sono messo in mezzo… (ride, ndr). No, dai, faccio il serio. Il momento più difficile è stato quando ho letto sui giornali che poteva lasciare il Milan, ma non ci credevo, così gli chiesi se era vero e lui mi disse di sì. Sentii dentro un grande dispiacere».
SAREBBE STATO BELLO AVERLO COME ALLENATORE – «Certo. La più grossa battaglia che ha dovuto combattere e che ormai ha vinto è quella di far capire alla gente che come allenatore non ha solo le caratteristiche del Gattuso giocatore ovvero la generosità e le grandi motivazioni. Certe etichette sono ingiuste, soprattutto nel suo caso, e mi piacerebbe che si evidenziassero le sue idee tattiche e il lavoro che svolge sul campo, non solo le cene che ha organizzato per motivare e tenere unito il gruppo».
UN MESSAGGIO PER RINO – «Che mi ha fatto una promessa e spero la mantenga. Mi ha detto che, in caso di qualificazione al Mondiale, avremmo brindato insieme. Lo aspetto in montagna, così poi… facciamo una camminata».