Analisi tattica Benevento-Juve: Arthur e la fragilità del centrocampo

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Analisi tattica Benevento-Juve: la partita del Vigorito analizzata nei dettagli. Le mosse di Andrea Pirlo e Filippo Inzaghi

Al Ciro Vigorito si affrontano Juventus e Benevento, in palio 3 punti importanti per la lotta Scudetto e quella salvezza. Il match e le mosse dei due allenatori analizzate e studiate nei minimi dettagli.

Troppa fragilità in mezzo

Il gol del pari del Benevento è arrivato su una bruttissima doppia gestione del pallone di Arthur, che ha generato occasioni sanguinose. Nella prima Schiattarella ha centrato il palo, mentre nella seconda Letizia ha battuto Szczesny. Per quanto, fino a quel momento, la gara del brasiliano non fosse stata disastrosa (buone aperture e verticalizzazioni), la mediana della Juve continua a essere un grosso problema a palla persa. Arthur e Rabiot vanno bene quando i bianconeri schiacciano l’avversario, ma soffrono troppo quando la propria squadra è costretta a rincorrere.

La Juventus ha continuato a patire tanto nelle transizioni difensive, con tanti spazi concessi in mezzo al campo dove i campani andavano a nozze. Entrambi i mediani si facevano spesso bucare alle spalle. Lapadaula era inoltre molto bravo nel venire incontro e creare spazi, guidando la risalita del Benevento. Anche contro gli avversari più agevoli, la Juve dà una forte sensazione di fragilità, su ogni palla persa c’è la sensazione che i rivali possano arrivare dalle parti di Szczesny. Pirlo vuole fare un calcio ambizioso, ma i fatti ci dicono che oggi la Juve è una squadra troppo facile da attaccare.

Inoltre, non c’è continuità nel corso dei 90′, con tanti momenti di blackout. La Juve non sa ancora interpretare bene i diversi momenti della partita.

La Juve soffre molto sul lato di Cuadrado

Oltre che per vie interne, i bianconeri hanno patito tanto anche sul lato debole nelle transizioni campane. Soprattutto sul proprio lato destro: quando la Juve attaccava, Chiesa ricopriva una posizione sempre molto alta. Era quindi difficile per lui ripiegare con i tempi giusti quando il Benevento ripartiva. Cuadrado era spesso isolato e costretto a fronteggiare Letizia: un qualcosa di simile di quanto avvenuto a Crotone, dove – con Chiesa avanzato – Reca aveva sempre potuto puntare Danilo in campo aperto.

Su questo difetto tattico, gli avversari della Juve ci costruiscono le partite. Tra le molte cose che Pirlo deve sistemare, c’è anche questo.

Poca personalità

E dire che, soprattutto nella prima mezz’ora, la Juve dava l’idea di poter costruire occasioni da gol con facilità. In fase di possesso, abbiamo visto sempre maggiore fluidità rispetto al solito 3-2-5: Cuadrado era molto mobile, e i suoi smarcamenti cambiavano lo scaglionamento della Juve.

Spesso vedevamo un 2-3-5, con il colombiano sulla stessa linea di Arthur e Rabiot (con Chiesa largo a dare ampiezza). In altre circostanze, l’ex Chelsea si apriva con Chiesa che entrava dentro al campo. Insomma, la voglia è quella di non avere situazioni predefinite, bensì di avere la capacità di leggere la singola azione di gioco ed essere fluidi. Oltre al golazo di Morata, abbiamo visto azioni di pregevole fattura: ottimi inserimenti di Ramsey o, per esempio, l’occasionissima di Dybala, con una superba combinazione tra le punte.

Il problema è che la Juve si è depressa eccessivamente nella seconda metà di gara. Pirlo ha fatto tanti cambi offensivi, ma i subentrati (Kulusevski e Bernardeschi) hanno avuto un pessimo impatto: il possesso era orizzontale, con un lento giropalla che andava da un lato all’altro nella speranza che prima o poi arrivasse il cross vincente. E’ come se la Juve fosse uscita dal match, un qualcosa che dimostra come i problemi sono caratteriali oltre che tattici. Senza Ronaldo, è mancato molto carisma al Ciro Vigorito.

 

 

 

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