Barzagli e quell’aneddoto a sorpresa: «Per me, Bonucci e Chiellini è stato un dramma»

Andrea Barzagli
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Andrea Barzagli, ex difensore della Juve, ha rilasciato un’intervista, raccontando alcuni passaggi della sua esperienza in bianconero

L’ex difensore della Juve, nonché ex collaboratore tecnico di Sarri, Andrea Barzagli, ha rilasciato un’intervista a Cronache di Spogliatoio. Le sue dichiarazioni.

DIFENSORE – «Rispetto a prima, quando si giocava prevalentemente a uomo, è chiaro che il compito del difensore sta cambiando. Saper giocare il pallone è qualcosa in più che dà valore al difensore, poi c’è chi è talmente bravo a essere un punto di forza nell’impostazione di squadra e chi può fare diversi lanci o assist. È sicuramente qualcosa in più, ma io sono vecchio stampo: il difensore per prima cosa difende, poi il fatto di saper giocare a calcio ti dà l’opportunità di essere in squadre blasonate perché vuol dire che oltre a essere bravo difensivamente, sei bravo in impostazione e di conseguenza il livello è molto più alto».

DIFESA A 3 – «Se mi ricordo il primo allenamento in cui abbiamo provato la difesa a 3? Lascia stare, lascia stare, è stato un dramma. Anche perché sia io che Bonucci e Chiellini eravamo tutti abituati a giocare a 4. Tutti centrali. Leo alla fine è rimasto centrale e gli è cambiato poco, io e Giorgio un tantino nel corso degli anni ci siamo modificati per quel ruolo lì. Non si difende meglio a 3 che a 4, non è vero. In tanti dicono ‘Mi metto a 3 e poi a 5 che difendo meglio’: a 3 se non sai difendere lasci degli spazi enormi, quindi sono anche le caratteristiche dei giocatori a scegliere il modulo. Ci sono anche alcuni che sono proprio dei difensori centrali a 4 e fanno fatica a giocare a 3, altri hanno altre caratteristiche e riescono a fare sia l’uno che l’altro. A 3 le prime volte con Conte è stato molto strano, quella di Gasperini l’ho provata da avversario e devo dire che è un caos. Certe volte difendi e dici: ‘Ma quanti sono in area’, e sono 7 o 8 e ti chiedi come mai. Attaccano, difendono. Ti crea un po’ scompiglio. Con Gasperini devi essere forte fisicamente, atletico. Ne servono di caratteristiche».

PREPARAZIONE – «Arrivare sul finale di partita e avere ancora gamba è grazie ad allenatori che chiedono tanto alla propria squadra fisicamente. Gasperini mi hanno detto li fa allenare molto di più di Conte. Io Conte ce l’ho avuto: come lui non c’è n’è. Avevo detto ‘Per fortuna non ho mai incontrato Gasperini’, perché mi avevano detto peggio. Con Allegri i carichi erano minori rispetto a Conte. In confronto ai campionati esteri abbiamo un’altra mentalità, abbiamo preparazione e corsa a secco, invece all’estero molte partitine e magari più ritmo rispetto all’Italia. Sono cose differenti, magari uno si deve solo ambientare. Quando sei giocatore ti adegui abbastanza facilmente, chiaramente il primo impatto è un po’ tosto».

DANI ALVES – «Io mi sono evoluto, da giovane ero sempre molto concentrato e poi piano piano mi sono accorto che noi italiani abbiamo questo momento prima della partita dove c’è chi ascolta musica, chi è molto concentrato. Mi sono accorto che non è determinante questa cosa: ognuno ha il suo modo per concentrarsi. Ogni tanto scherzare e stemperare il momento fa bene. Poi sono arrivate colonie di sudamericani che hanno iniziato a mettere la musica, ma devo dire che se ti vuoi isolare, in uno spogliatoio ci riesci. Ti metti con le tue cuffie, te ne vai da una parte. Se invece vuoi stare in mezzo alla musica ci stai, dove loro ridono e scherzano, riescono ad avere questo on-off che staccano e attaccano, appena sono in campo sono subito concentrati. Abbiamo avuto un po’ di problemi con Dani Alves perché lui metteva la musica a palla, era abituato al Barcellona e dicevano che è una cosa che succede spesso. Ma anche in Inghilterra le squadre hanno la musica forte prima della partita. A un certo momento gli avevano detto ‘Guarda Dani, scusa ma qui c’è chi vuol stare concentrato e chi meno’, e quindi si metteva la musica a palla nelle cuffie e ballava da solo. Poi alla fine entrava in campo e lo vedevi che era uno dei più concentrati. La cosa è molto soggettiva».

RITIRO«Ho visto veramente i mostri nei primi ritiri, che ancora andavamo in montagna. Adesso la Juventus non li fa quasi più i ritiri, va subito a giocare in tournée, ma in montagna al mattino e il pomeriggio… la gente dormiva da tutte le parti, vedevi che si appoggiava. Però te lo ritrovi: quando vai più degli altri vuol dire tanto. Sono stato per 2 anni in camera con Padoin ed è un ragazzo educatissimo, poi abbiamo iniziato a stare tutti da soli alla Juventus. Prima si usava di più avere il compagno. Anche in Nazionale succedeva spesso. Sai come funziona, anche se sei in camera da solo ti ritrovi nella stanza di uno e sei lì in 4 o 5 a dire due cavolate. Se sono un giocatore da Playstation? No, zero».

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