Barzagli: «Ho deciso di smettere perché avevo dato tutto. Il mio futuro…»

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Andrea Barzagli si racconta a cuore aperto: le parole dell’ex difensore bianconero sul ritiro dal calcio dopo 8 anni alla Juve

Barzagli racconta le emozioni provate dopo il ritiro. Ai microfoni di Ultimo Uomo, l’ex difensore ha parlato così.

RITIRO«Ho deciso di smettere perché ho sentito di aver dato tutto quello che avevo da dare. Fisicamente non sono stato bene come in passato, ma non si tratta solo di questo. Il limite è anche e soprattutto mentale. Sentivo di non essere più in grado di garantire i livelli di prestazione a cui ero abituato e la cosa mi disturbava».

VITA DOPO IL RITIRO«Spesso ho sentito dire che una volta smesso ti può mancare l’adrenalina. Io sinceramente sto molto bene. Ho vissuto tutta la mia carriera talmente intensamente che ora non credo mi manchi nulla. In queste poche settimane mi sono sentito rinato come persona. Me lo sono spiegato con il dispendio nervoso che ho sempre messo nel mio lavoro. Ora ho passato molto tempo con la mia famiglia e non ti nascondo che sarei rimasto volentieri con loro quando è stato il momento di venire in ritiro».

CARRIERA «Secondo me sono partito molto bene nei primi anni di A e ho raggiunto presto anche la Nazionale. Poi mi è mancata continuità di rendimento e credo anche la possibilità di arrivare prima in una grande squadra. Perché non dico che siano due sport differenti, ma tra chi ha obiettivi di metà classifica o della salvezza e chi invece punta a vincere, c’è una differenza enorme. È tutto un altro giocare a calcio. Lo stress e i ritmi ti portano a crescere come non puoi crescere altrove. Se hai qualità migliori per forza. Dopo i 10 anno dopo anno sono migliorato come giocatore ma anche come uomo. Non sono cresciuto nel settore giovanile di una società importante e in età da Primavera giocavo in una C di alto livello, in mezzo a gente più grande di me, con più esperienza. Un bagaglio che mi ha fatto arrivare in A molto maturo».

JUVE«Il mio contratto con il Wolfsburg scadeva a giugno. Non mi trovavo bene né con l’allenatore né con il direttore sportivo e a giugno me ne sarei andato a costo zero. Così hanno preferito liberarmi già a gennaio e poter monetizzare qualcosa».

BBC «Con Giorgio e Leo ci siamo migliorati a vicenda. Ci siamo trovati in un momento in cui venivamo da storie diverse. Giorgio aveva già tanti anni di Juve e conosceva quel mondo, Leo era alla prima esperienza ad alto livello e io avevo la mia strada di alti e bassi. Abbiamo trovato un allenatore molto maniacale sulla fase difensiva e abbiamo combinato le nostre caratteristiche differenti e complementari. Se trovi condizioni così tanto favorevoli e ci metti del tuo, la tua storia può cambiare. Ecco, ci devi mettere però del tuo».

FUTURO«Non so ancora cosa farò. Sto valutando molte possibilità e la mia presenza qui è parte della ricerca. Non sono mai stato uno ultra convinto del passo successivo. Ho sempre preferito pensare a una fase alla volta. In tutta onestà, a oggi non so se mi vedo allenatore, o dirigente, o magari completamente fuori dal calcio. Sto cercando di capire quale dimensione mi può entusiasmare, che poi è quella la cosa principale».