Calciomercato Juve
Beto alla Juve, c’è anche lui sul taccuino della dirigenza bianconera per rafforzare l’attacco. Cosa filtra sulla possibile trattativa

Beto alla Juve, c’è anche lui sul taccuino della dirigenza bianconera per rafforzare l’attacco. Cosa filtra sulla possibile trattativa
La Juventus vive ore di frenetico lavoro dietro le scrivanie, con il mercato che entra nella sua fase più calda regalando colpi di scena inattesi. Nelle ultime ore, la cronaca sportiva si è arricchita di un ritorno di fiamma suggestivo quanto complicato: quello che porta a Randal Kolo Muani. L’attaccante francese sta attraversando un periodo poco brillante a Londra e ha manifestato tramite il suo entourage il desiderio di tornare a Torino, città dove aveva lasciato ottime sensazioni nei suoi sei mesi precedenti.
Tuttavia, il cuore non basta per chiudere l’affare. Sebbene Luciano Spalletti approvi con grande entusiasmo il profilo del transalpino, ritenendolo perfetto per il suo scacchiere, La Gazzetta dello Sport sottolinea come l’operazione “Kolo-bis” si scontri con ostacoli burocratici e diplomatici quasi insormontabili. Il nodo principale è il PSG: il club parigino, proprietario del cartellino, non sembra intenzionato a fare sconti o favori alla Juventus dopo le forti tensioni registrate lo scorso agosto. A questo si aggiunge la posizione degli inglesi che, nonostante il rendimento altalenante del giocatore, preferirebbero non privarsene a metà stagione.
Di fronte a questo scenario e al definitivo tramonto dell’opzione Youssef En-Nesyri, la dirigenza composta ha virato su nuovi profili per garantire a Luciano Spalletti la fisicità necessaria in area di rigore. Tra i nomi monitorati con attenzione oltre al francese spicca ora Beto, affiancato dalla candidatura di Mika Biereth, giovane prospetto del Monaco che stuzzica per il futuro. Restano invece sullo sfondo sogni come Joshua Zirkzee e Jean-Philippe Mateta, piste affascinanti ma di difficile realizzazione in questa finestra invernale. La missione è chiara: bisogna consegnare un nuovo “numero nove” entro la fine di gennaio per non compromettere la rincorsa ai vertici.