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Buffon, dall’esordio col Venezia al Mapei: tappe di una storia lunga vent’anni

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Vent’anni di storia in bianconero visti dagli occhi di Gigi Buffon: le emozioni del portiere dall’esordio al Mapei Stadium

26 agosto 2001, vent’anni fa. Al Delle Alpi, un giovanissimo Gigi Buffon arrivato solo qualche mese prima dal Parma, fa il suo esordio in bianconero. Si gioca contro il Venezia, un avversario che non spaventa troppo i bianconeri, ma il giovane Gigi sì. È la sua prima gara con la Vecchia Signora e l’ansia è tantissima. «Quella giornata la ricordo, avevo tensione come in finale di Champions. Nemmeno nell’immaginario più felice ed ottimistico avrei pensato di essere nel 2021 ancora alla Juve come portiere» rivela il portiere vent’anni dopo.

La Serie B e gli anni in purgatorio

Il primo scudetto arriva nel 2002, nella storica giornata del 5 maggio. Nel 2005 e 2006 la Juve ne mette in bacheca altri due, poi revocati da Calciopoli. Dopo il Mondiale arriva la Serie B ma Gigi decide di restare: «La Serie B non è stata una penitenza. L’ho fatto di botto e senza pensarci troppo sono sceso. Le cose le faccio in maniera istintiva, magari a volte sbaglio ma ho quelle sensazioni animalesche che mi fanno capire ciò che è giusto per me». 

Un solo anno in “inferno” per i bianconeri, che al termine della stagione tornano in Serie A. Non saranno però anni facili quelli a seguire: dal 2007 al 2012 la Juve non vince neppure un titolo. «Spesso pensavo: “Nel 2006 sarei potuto andare in ogni squadra ma ho sposato questa causa perché ci credevo”. Sei anni non sono mica facili. Ogni tanto qualche assillo e qualche pensiero mi era venuto. La verità è che però coltivo sempre una fede, una serenità che mi dice: “Comportati bene, fai le cose in maniera corretta che la vita ti ridà tutto anche in eccesso”. È stato così. Ho sofferto tanto per sei anni. Ero il portiere di riferimento e sono stato lontano dall’Europa per 3 anni. Però era quello in cui credevo».

Il primo scudetto e il ciclo straordinario

E la fiducia di Buffon, alla fine, viene ripagata. Nel 2012 arriva lo scudetto, il primo di un incredibile ciclo fatto di 9 titoli. «Il momento più bello? A Trieste. Quando abbiamo vinto il primo scudetto con Conte. Era la chiusura di un cerchio, dava forza alle scelte che avevo fatto come giocatore. Abbiamo fatto un ciclo incredibile». Accanto a lui i compagni di una vita: Bonucci, Barzagli e Chiellini, la BBC. Gigi racconta: «Sono tre ragazzi veramente per bene e sarà difficile ritrovare gente simile nel mondo attuale».

Nel ciclo vincente e straordinario portato avanti prima con Conte, poi con Allegri e infine con Sarri, non mancano i momenti difficili. Come Cardiff, nel 2017, con la sconfitta in Champions League contro il Real Madrid. E l’anno dopo, sempre contro i blancos, sempre in Champions, con una rimonta che sfuma solamente al 94′ con un rigore tanto discusso quanto doloroso. «Il momento più difficile? Cardiff. La sconfitta ci poteva stare ma perché ci siamo disgregati e sciolti come squadra nel secondo tempo. E l’altra cosa che mi ha fatto male è stata l’esclusione dopo il 3 a 1 a Madrid. È stata la serata più bella della mia vita: solo una squadra di folli poteva pensare di passare il turno, ma noi ce lo avevamo. Con i ragazzi dicevamo: “Dobbiamo rimanere aggrappati a quello 0,1% di possibilità” che poi era diventato 95. Durante la partita ero orgoglioso di giocare in una squadra simile fatta di uomini simili. Le immagini di Madrid non le ho più riviste».

L’addio alla Juve e l’avventura al Psg

Nel 2018, Gigi saluta tutti e va al Psg per giocare ancora un anno da protagonista. «A Parigi ho vissuto un’esperienza bellissima e la rifarei altre volte. Mi ha dato tanto dal punto di vista umano. Mi sentivo un cittadino del mondo. Dal punto di vista tecnico era una squadra stratosferica, mostruosa. Non è che fossi abituato male eh, però quando vedi Neymar, Mbappé, Thiago Silva…» racconta il portiere.

Il ritorno alla Juve da secondo

Dopo un anno, il richiamo di casa si fa troppo forte e decide di tornare alla Juve, non senza qualche dubbio iniziale: «All’inizio non ero molto convinto. A Fabio avevo detto: “Richiamami tra due anni e chiedimelo”. Avevo alcune opportunità per fare la Champions in squadre europee ma mi sono detto: “Hai 41 anni, ci sta che il prossimo anno ti si appannano i riflessi, la vista”… In realtà li sto ancora aspettando. (…) C’era la possibilità di chiudere un cerchio e la chiusura del cerchio non era nel 2018. C’era ancora un annetto/due da fare. Poi potevo giocare con Ronaldo e mettermi alla prova. Il numero uno lo sono stato per tanto tempo e sapevo che sarebbe stata una sfida. Questa esperienza mi ha insegnato tanto. Tra tutte le cose che il rispetto per i miei compagni è sempre la cosa che mi è interessata di più. L’ho fatto volentieri e lo rifarei».

Nella seconda avventura alla Juve non mancano le gioie, le soddisfazioni e i trofei. Come quello vinto al Mapei Stadium, nella sua ultima apparizione in maglia bianconera: «Un bel finale. Se avessimo perso ci sarebbe stato qualcosa di stonato. Così abbiamo suggellato il fine rapporto con una bellissima vittoria e scene di empatia, amicizia e sentimenti tra me e i miei compagni, tra me e la gente. È stato molto bello».

Il futuro…

«Oggi sono felicissimo, posso anche smettere. Penso di aver fatto abbastanza in carriera» racconta Buffon dopo il secondo saluto alla Juventus. La voglia di giocare, però, è ancora tanta: Gigi vorrebbe ripartire ancora da primo, ancora in un club in Champions League. A 43 anni anni, il portiere non ha ancora voglia di mettere i guantoni al chiodo: il futuro, d’altronde, è tutto da scrivere.