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Calcagno traccia la strada: «Dobbiamo cercare di trasformare questo momento di difficoltà in opportunità». Poi fa un appello ai club

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Calcagno analizza la delicata situazione del movimento tricolore e indica la via per la rinascita giovanile: le sue dichiarazioni

Al termine dell’ultima assemblea generale, Umberto Calcagno ha preso formalmente la parola per tracciare un accurato bilancio. L’intervento si è concentrato fermamente sulla necessità assoluta di reagire prontamente alle recentissime avversità incontrate sul campo. L’obiettivo primario è superare questa pesante crisi sistemica, trasformandola rapidamente in una vitale e grande opportunità.

L’attenta e severa disamina ha toccato l’estrema urgenza di riformare i fondamentali settori giovanili, arginando il preoccupante abbandono precoce della disciplina agonistica. Risulta fondamentale costruire una sinergia produttiva colmando la vasta spaccatura tra club e selezione. Questo garantirà competitività a livello internazionale, senza penalizzare lo sviluppo tecnico dei talenti.

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CALCAGNO – «Dobbiamo cercare di trasformare questo momento di difficoltà in opportunità. Il presidente Gravina ha, anche oggi, la fiducia e la stima delle componenti federali, ma tutti quanti ci rendiamo conto del momento di difficoltà e sappiamo che dovremo rimboccarci le maniche, ma oggi si parla di tante cose. La delusione deve essere trasformata in positività: siamo il primo movimento in Italia e spesso ci facciamo male da noi. Spero che il progetto federale sulla riorganizzazione dello sport di base vada avanti. Dobbiamo insegnare il calcio in maniera differente non solo per cercare il talento ma perché si appassionino al nostro sport, dobbiamo combattere l’abbandono giovanile. Nel calcio italiano abbiamo giocatori che fino a diciannove anni fanno bene e poi non trovano sbocco. Facciamo tante cose positive e dovremo unirne altre nella parte apicale. La cosa che più mi dispiace è la contrapposizione tra la Nazionale e i club: dobbiamo uscirne, in Spagna non c’è la regolamentazione degli extracomunitari, ma il sessanta per cento dei giocatori è spagnolo. La Nazionale e la competitività dei club devono camminare insieme».

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