Candido Fortunato: «Tutte le manifestazioni di affetto sono emozionanti»

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andrea fortunato
© foto www.imagephotoagency.it

Candido Fortunato, agente FIFA e fratello del povero Andrea, ha parlato a distanza di 25 anni della scomparsa di Andrea per leucemia

Era il 25 aprile 1995 quando Andrea Fortunato, giovane calciatore della Juve, si arrese dinanzi ad una terribile malattia a soli 23 anni.

A parlare e ricordare il compianto giocatore è stato fratello Candido, agente FIFA, a www.salernosport24.it.

RICORDO – «Devo dire che tutte le manifestazioni di affetto, per me e la mia famiglia, sono state emozionanti. L’emozione è una cosa bella sempre. Ciò che senza dubbio, per me, rimarrà indelebile, è il bagno di folla in occasione della Coppa Andrea Fortunato dell’agosto del ’95 all’Arechi. Vedere 34mila persone sugli spalti fu un’emozione indescrivibile che, successivamente, portò con sè altre emozioni con la realizzazione di numerosi progetti».

PRESERVARE SALUTE CALCIATORI – «Cambiato moltissimo. L’aspetto del monitoraggio sulla salute degli atleti è migliorato di gran lunga rispetto a 25 anni fa. Al contempo, però, ritengo che si debba pensare alla salute degli sportivi in generale, non solo dei calciatori. Gli sportivi amatoriali meritano la stessa attenzione di quelli professionisti, perché rappresentano il cuore pulsante della nazione».

ANEDDOTI – «Di aneddoti ce ne sono tanti, ma a parte quelli più o meno conosciuti, a me piace ricordare l’Andrea giovane calciatore. Quello dei tornei con i ragazzi del nostro quartiere nel centro storico di Salerno. Gli capitava spesso di giocare con ragazzi di 3 o 4 anni in più e non si notava la differenza. Riceveva costantemente apprezzamenti e rispetto da calciatori che, successivamente, sono diventati professionisti. Ricordo una finale contro i Fedelissimi, al campo di calcetto a via Mercanti, quando Andrea segnò il gol vittoria con una semirovesciata da centrocampo facendo “esplodere” il pubblico presente».

CALCIATORE SIMILE AD ANDREA – «Nel calcio attuale, chi ricorda molto mio fratello è Leonardo Spinazzola. Ha la stessa velocità e più o meno lo stesso piede. Ad onor del vero, ultimamente in Italia abbiamo fatto un po’ fatica a generare terzini sinistri con la capacità di fare al meglio entrambe le fasi di gioco».

RIPRESA – «Se fossi io a decidere non li riprenderei, perché nessuno può sapere cosa può accadere. Capisco, al tempo stesso, la necessità di salvaguardare i meccanismi economici, ma questa in cui ci troviamo è una situazione piuttosto grave. In passato, l’annullamento è derivato dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, e reputo il Coronavirus un’emergenza di eguale gravità. Credo che il 2020 possa anche passare alla storia come un anno in cui si è vinto lo Scudetto della vita… e non quello dello sport».

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