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Chiarenza su Atalanta Juve: «La Dea è ritornata con Palladino ad essere la squadra che può farti male in tutti i modi. Sui bianconeri di Spalletti dico questo»

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Chiarenza, ex tecnico della Primavera della Juve, ha parlato ai microfoni di Tuttosport del confronto fra i bianconeri e l’Atalanta. Le sue parole

Vincenzo Chiarenza, tecnico della Primavera della Juventus dal 2003 al 2008, ha cresciuto e lanciato tanti talenti, tra cui Raffaele Palladino, oggi allenatore dell’Atalanta. Su Tuttosport l’ex mister bianconero racconta il suo allievo, tra ricordi di campo e prospettive future.

IL GIOVANE RAFFAELE – «L’ho notato subito: era un ragazzo a posto, pulito. Mostrava personalità. Nel mondo del calcio ne occorre parecchia, e lui ne ha sempre avuta tanta. Come calciatore aveva delle ottime qualità. Era un uomo spogliatoio. Dava sempre qualcosa di positivo e spronava a far meglio. Era un falso nove. E sapeva mettersi a disposizione della squadra: quando la palla arrivava a lui, la gestiva e non la buttava mai via».

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LA CARRIERA – «Anche l’infortunio al ginocchio l’ha frenato: ha avuto stop importanti, l’hanno rallentato. Magari avrebbe potuto avere un percorso più roseo. La Juve avrebbe dovuto aspettarlo? Come tutte le grandi squadre, cercavano giocatori già pronti, maturi, in grado di fare subito la differenza. A volte non succede. Altre sì. Penso ancora a Marchisio».

IL SUO GIOCO – «Le sue squadre sono votate all’attacco: c’è una grande attenzione agli inserimenti, al modo di giocare sugli errori dell’avversario, avanti sempre con 4 o 5, a volte pure 6 uomini offensivi. Ha avuto un grande maestro come Gasperini. Se non hai personalità, non vai da nessuna parte. Dico che ha avuto coraggio, soprattutto nel subentrare ad allenatori importanti».

COSA STA DANDO ALL’ATALANTA – «Adesso si è ristabilita l’atmosfera che c’era prima: la Dea è sempre ad alti livelli, una squadra che può far male in qualsia si modo. Quando giochi contro di loro, sai benissimo a cosa vai incontro».

LA JUVE DI SPALLETTI – «Ha speso lavoro, coraggio. Anche lui ha trasformato una squadra e l’ha fatta diventare offensiva, ma anche equilibrata in difesa. Mi sembra completa in tutti i reparti e ognuno ha voglia di arrivare fino in fondo. Di Luciano si conosce la storia, quella che invece Raffaele deve ancora fare. Gli faccio l’in bocca al lupo».

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