Claudio Filippi: «Ecco come lavoro con i portieri della Juve»

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Claudio Filippi, preparatore dei portieri della Juve, racconta i segreti del suo lavoro: le sue parole nel corso di una diretta

Quali sono i segreti nascosti dietro le parate di Szczesny, Buffon e Pinsoglio? A raccontarne qualcuno è Claudio Filippi, preparatore dei portieri della Juve. In diretta sull’account Instagram Apport2002, il preparatore atletico ha spiegato come funziona il suo lavoro e non solo.

SZCZESNY«Devo dire delle cose belle su Tek perché mi sta guardando!».

PERCORSO DI STUDI «Il mio percorso di studi mi ha aiutato molto. Il percorso di formazione scientifico è stato importante. Gli anni come assistente all’Isef di Roma sono stati importanti dal punto di vista professionale. Mi sono avvicinato all’analisi del gesto e questo mi è servito molto nella mia formazione didattica».

STUDI«Avevo fatto lo studio sul Mondiale del ’94 insieme a Manoni, poi l’ho ripetuto con Squinzani e abbiamo visto cosa è successo 20 anni dopo».

PORTIERI «Sono arrivato ad ottobre ad Andria e mi sono trovato 3 portieri giovanissimi. Frezzolini, Siringo e Lupatelli. Dopo un mese Frezzolini viene ceduto e prendiamo Pantanelli. Sono stati i miei primi portieri che ora fanno i preparatori. Poi al Chievo ho avuto Marcon, l’anno successivo abbiamo preso Lupatelli e il secondo era D’Ambrosio».

ESEMPI«Sono stato agli allenamenti della Roma, della Lazio. Cercavo di guardare il più possibile, sono andato a Perugia…».

LAVORO«È chiaro che su Youtube vengono messi stralci di allenamenti, mai contestualizzati. È difficile riuscire a capire cosa viene cercato. Se uno però non ha la possibilità di incontrarsi parte da lì. Delle volte si rischia di intrappolarsi in dei percorsi che sono lontani dalla realtà. Tante volte si vedono allenamenti e si dice “Non fa niente di eccezionale”. Tante volte è quella la chiave. Il giudizio avviene per la prestazione dei portieri. Purtroppo il meccanismo è questo».

ROMA«Ho fatto un anno in una stagione difficile e complicata, una squadra che l’anno prima era arrivata seconda, ci siamo salvati a due giornate dalla fine. La nota positiva furono due ragazzini del settore giovanile, Curci e Pipolo. È stata la nota positiva di quella stagione».

SIENA E PARMA«Manninger è stato un atleta molto disponibile al lavoro, già italianizzato per molti aspetti. Era stato già al Bologna. Il lavoro di inserimento lo avevano fatto i miei colleghi. Ho trovato un portiere subito disponibile, abbiamo fatto una stagione molto bella, ci salvammo e fece delle parate importanti. Mi ha dato grandi soddisfazioni. Su alcuni aspetti, come sempre, si deve cercare di capire la storia. Dobbiamo pensare che questi portieri hanno una loro storia e non possiamo stravolgerla. Proprio a Siena ho introdotto gli Air Body. Li comprò Perinetti, è stato un gesto che mi è piaciuto molto. Da un magazziniere ho fatto costruire un paletto da inserire sopra la sagoma. Era un modo per non far far male ai portieri».

QATAR«Ricevo la chiamata per andare in Qatar ad allenare i portieri della Nazionale. Sono durato un mese. C’era la possibilità di fare anche un’altra fase ai mondiali, mi avevano detto che mi avrebbero richiamato ma questo non succede e quindi rimango a casa senza lavoro fino a novembre, quando mi richiamano al Chievo. Come modo di allenare era sicuramente diverso, perché ero un allenatore diverso, avevo maturato esperienze nuove. Penso che gli atleti con cui hai a che fare ogni volta ti trasferiscono aspetti umani, tattici… Quando lavori con atleti di alto livello ti strutturi sempre più. Il secondo Claudio al Chievo era diverso».

BUFFON«Quando sono arrivato alla Roma la prima cosa che ho fatto sono le immagini di Konsel perché lo reputavo un grande portiere negli uno contro uno e volevo capire come mai vincesse sempre. Quando sono arrivato alla Juve ho chiesto quelle di Tacconi, Peruzzi, Zoff… Tutto il materiale sui portieri che potevo avere. Secondo me dall’osservazione puoi cogliere tanti aspetti e li contestualizzi anche. Buffon è il più grande portiere della storia del calcio. Al di là delle sue abilità, è l’unico che è riuscito a percorrere più periodi ad alti livelli. C’era il dualismo con Dida, Julio Cesar… Lui c’è sempre. Ti dimostra la grandezza di questo atleta. Quando ce l’hai davanti ti rendi conto che effettivamente è molto diverso dagli altri portieri. La sua grande dote è quella mentale, mentalmente è stato un atleta unico con tutte le sue vicessitudini, come gli incidenti gravi. Tornare su questi livelli vuol dire che la sua mente è fuori dal comune. È un esemplare unico, straordinario e imparagonabile. Lui è fuori concorso. Gli altri portieri non vengono sminuiti con questo discorso, loro riconoscono questa diversità. È unico».

MODELLO «Il modello va contestualizzato dove sei. Il modello del portiere della Juventus è un atleta che può permettersi di sbagliare poco e quindi avere una buona tecnica lo aiuta. Deve avere grande equilibrio emotivo. Spesso il portiere della Juve non subisce tantissimi tiri, interviene poco e quando interviene deve essere perfetto. Quello che cerchiamo di costruire nel settore giovanile è un atleta che abbia tante caratteristiche e che poi se uscirà abbia la possibilità di inserirsi in qualunque contesto con certezze tecniche, tattiche e della cultura del lavoro. Alla fine avere un portiere completo è la vera chiave. Non mi piacciono portieri bravissimi solo il porta e scadenti con i piedi e viceversa. Mi piacciono i portieri che hanno equilibrio, costanza nelle difficoltà e nei momenti di esaltazione. Mi piace un portiere bravo con i piedi che però salva la partita se gli tirano. Gioco aereo? Mi piace quello che dà tranquillità. Quando c’è un’uscita alta i compagni sono tutti sollevati, danno tutti il 5 al portiere. Le contese aeree diventano complicate».

FUTURO PORTIERE «La possibilità che un atleta del settore giovanile diventi quello della Juve è remota. Non vuol dire che i nostri ragazzi non hanno chance, le hanno. Immaginatevi quando si allenano in prima squadra: quest’anno si è allenato anche un 2003. I tiri li fanno Ronaldo, Douglas Costa, Pjanic… Velocità, precisione e potenza sono tre caratteristiche importanti. Il portiere deve essere in grado di resistere fisicamente e tecnicamente. Già quello è uno step importante per i giovani. Altri probabilmente non riuscirebbero. Noi abbiamo un gruppo di portieri di valore, è frutto del lavoro fatto nella selezione e nel lavoro tecnico di questi anni. Ci ha garantito la possibilità di avere 1-2 portieri che hanno prospettive in ogni categoria».

PREPARATORI GIOVANILI«La Juve è una società strutturata in modo aziendale. Io come responsabile d’area faccio colloqui di lavoro. Incontro allenatori, ci parlo, vedo gli allenamenti loro e cerco di capire il profilo della persona che ho di fronte. Quando gli allenatori sono bravi sono richiesti. Quelli bravi trovano sempre. Quando hai allenatori di valore è giusto che li tieni ma devi pensare anche che possano essere richiesti da altre squadre. Vediamo come lavorano, come si relazionano con i ragazzi… Tante volte ho mandato un osservatore a vedere come lavora prima di sceglierlo».

ASSISTENTE «L’ho cominciato ad utilizzare alla Juventus perché facevamo allenamento nella piastra, una zona grande dove i palloni si perdevano. Delle volte l’assistente mi prendeva i palloni e me li passava. Il primo anno di Conte praticamente i magazzinieri non potevano più aiutarmi perché erano aumentati i servizi nella struttura. Io chiesi un allenatore del settore giovanile, ho chiesto Daniele Borri che allenava gli Under 13. Si allenavano nella seconda fascia: la mattina era con me e il pomeriggio faceva allenamento con la sua squadra. Ho cominciato ad utilizzarlo prima raccogliendo palloni. Dopo ha cominciato ad aiutarmi. Per cinque anni mi ha aiutato in campo e devo dire che c’è stata una crescita importante per lui, per me e per il ruolo».

LIBRO «Avevamo scritto degli articoli, poi abbiamo fatto questo mix di cose in cui ci sono tutti i gesti tecnici. Nel libro viene spiegato abbastanza bene il nostro modo di pensare. Mi sono divertito. Daniele ha scritto più di me, io ho controllato tutto. Quando si fanno i libri in due uno lavora un po’ di più e l’altro corregge».

ANALISI GARA «Giochiamo ogni 3 giorni, i tempi sono ristretti. In linea di massima la sera della partita, quando giochiamo fuori, nel viaggio di rientro ho la ripresa filmata e la rivedo. Il giorno dopo usiamo un software che unisce le immagini classiche e quelle dall’alto. Lo faccio vedere al portiere che ha giocato. Non amo le riunioni di gruppo, secondo me il rapporto deve essere uno a uno. A volte il portiere ti racconta le sue sensazioni, i suoi pensieri. Se c’è anche competizione tra portieri tutti si terrebbero le loro cose strette strette. Le cose che ci diciamo lì aiutano, basta un’occhiata in campo e ci capiamo».

ANALISI AVVERSARI «Realizzo una clip con le caratteristiche dei giocatori pericolosi della squadra avversaria. Prepariamo una clip sui calci piazzati e di rigore. La mattina della gara faccio vedere la clip cercando di essere sintetico. Una mezz’oretta ci vuole sempre. È molto importante studiare gli avversari. L’ultimo allenamento lo dedico alla preparazione della partita, suppongo che succederanno delle cose e costruisco esercitazioni per questo. Conoscere gli avversari è fondamentale per me e per loro, sanno cosa sta succedendo. Gli imprevisti sono più controllati. Quando avevo tutta la settimana dedicavo il mercoledì, poi il venerdì o il sabato c’era il momento più importante».

LAVORO FISICO DEI PORTIERI «Alla Juve negli ultimi anni ho la fortuna di lavorare con un preparatore. Negli anni gli ho passato sempre più cose da fare, come i lavori muscolari. Quando fare i lavori di forza lo stabilisco io, cosa fare insieme. La scelta dell’esercizio? Li proviamo insieme in palestra e li realizziamo insieme. Facciamo sì che io abbia chiaro il tutto. Tutti i giorni i portieri vanno in palestra e fanno mezz’ora, quando fanno lavoro di forza di più. La forza non la faccio sul campo. Quando facciamo lavori muscolari si fan quelli, quando si fanno lavori tecnici si fa quello. Ho abolito i lavori misti, secondo me se devo fare dei balzi e delle parate si fa poco lavoro muscolare. Preferisco scindere le due cose. Poi possono essere anche lavori muscolari dinamici. In campo facciamo lavoro tecnico-tattico».

PALLE ALTE«Facciamo una prima parte di lavoro analitico, quindi di movimenti che portano alla parata, e poi una fase situazionale. 40 minuti vanno sempre via. Sono costretto sempre a focalizzare tutto in una seduta. A volte è successo magari che non riuscivo a fare cross e poi nell’ultima seduta facevamo un po’ di lavoro sui cross. Mi piace il lavoro analitico».

CAMBIO ALLENATORI«Non ho mai avuto problemi con il cambio allenatori. Il capo dello staff è l’allenatore, è lui che governa la nave. Se ci sono giornate in cui ha bisogno dei portieri perché vuole avere tutti i giocatori i portieri vanno con la squadra. La priorità ce l’ha l’allenatore. Ho sempre avuto tecnici che mi hanno lasciato spazio per fare un buon lavoro con i ragazzi. Mai avuto grandi problemi».

COSTRUZIONE DA DIETRO«Mi spaventano le mode. Pensate quando è stato il periodo dell'”invasione della croce”, c’è stato un momento molto aggressivo. Neuer la faceva, anche se lui usa la spaccata, per lo più usano questo mezzo di allenamento perché in questo modo pensavano di non rischiare il calcio di rigore. Con la tripla sanzione era un problema ma secondo me il problema non era la croce o l’attacco, ma la croce o la posizione d’attesa. Il rigore lo faccio se vado in uscita bassa. Con la “croce” le tre parti vitali erano scoperte e il tiro degli avversari arriva a cento all’ora. Nella posizione d’attesa le parti vitali sono coperte. Se io mi oppongo non so dove va la palla. Se sono in posizione di “croce” sono in posizione passiva».

PRE SALTO«È naturale, chi si prepara ad un tiro fa un pre salto. Se lo faccio di pochi centimetri non è un problema, se lo fa di 20 cm perdo tanto tempo. Sono costretti a fare una grandissima parata solo perché hanno perso tanto tempo. Il pre salto esiste, bisogna controllarlo».

USCITE ALTE «Sulle uscite alte il problema è coordinativo. Un atleta che ha buone capacità spazio-temporali riesce a calcolare le traiettorie. L’errore di valutazione è attribuibile alle capacità coordinative. Si sviluppano nella fascia 6-12 anni ma poi possono migliorare, si risolve».

EMPATIA«L’empatia è una cosa preziosa. Riuscire ad avere un buon rapporto con i portieri vuol dire creare una bella atmosfera in allenamento. Quando è serio e allegro e con uno sguardo positivo i portieri fanno cose bellissime. Ricreare un’atmosfera bella è un nostro compito che fa parte delle caratteristiche di ogni allenatore».

GIOCO IN ALLENAMENTO «Nella fase iniziale dell’allenamento spesso facciamo giochi di introduzione. Quando li ho per poco faccio una partitina 2-2 contro due con i portieri. Fanno parate meravigliose, si divertono tantissimo e dopo 15 minuti di gioco vanno con la squadra. Allenarsi alle grande parate non sempre è legato ad una buona tecnica».

SZCZESNY E BUFFON«I raffronti con Gigi non vanno fatti. Szczesny è uno dei primi cinque al mondo. Analizzando le sue grandi qualità, in primis mentali, perché ha una mente da grande squadra e non è un caso che giochi nella Juve, lui è un atleta che sa stare nel gruppo, sa comandare la squadra, i compagni. Ha uno spessore che gli consente di giocare in una squadra squadra. Se non fosse nella Juve lo vedrei in un’altra grande squadra al mondo».

ALLENARE ALL’ESTERO«C’ho pensato tante volte, però vivo in una realtà meravigliosa. La Juventus è quello che io pensavo di trovare come club in cui lavorare. Il mio club ideale è questo: ha tutto l’atteggiamento mentale che io amo. Progettualità, organizzazione… Devi dare sempre il 100%, non puoi dare di meno. Lo respiri da tutte le cose che succedono lì dentro. Io mi sento così. Devo dire che non ho queste velleità in questo momento. Vorrei rimanere ancora tanto alla Juve, mi esalta».

PORTIERI GIOVANI «I giovani più bravi sono quelli nel giro della Nazionale. Parliamo dei giovanissimi che danno le prospettive future, da Donnarumma a Meret ad Audero. L’Italia ha questi tre profili di grandissimo livello. Poi chiaro che la Nazionale non è solo i giovani migliori. Sirigu ha fatto stagioni bellissime. La Nazionale è una cosa, ma i profili che ci garantiranno un futuro saranno questi tre».

RETE SCOUT«Abbiamo da ormai sei anni un osservatore dei portieri e poi nel tempo sono diventati due: è stata un’intuizione di Paratici. Colucci è stato il primo ed è un innamorato del ruolo. Ha una sensibilità straordinaria e i portieri che abbiamo sono frutto delle sue osservazioni. Lui va a vederli, guardiamo le clip, selezioniamo quali ci piacciono e poi scegliamo. Poi abbiamo Davide Micillo e Tommaso D’Attila. Abbiamo una struttura efficiente che credo ci stia premiando. Il talento va sostenuto. Vediamo se riescono ad ottenere il massimo delle possibilità».