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Conferenza stampa Spalletti post Juve Genoa: «Primo tempo da squadra top, secondo di livello inferiore. Il dubbio è: cosa saremo domani?»

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Conferenza stampa Spalletti post Juve Genoa: le sue dichiarazioni dopo il match della 31ª giornata di Serie A 2025/26

(inviato all’Allianz Stadium) Luciano Spalletti parla in conferenza stampa dopo Juve Genoa, match valido per la 31ª giornata di Serie A 2025/26. Le sue dichiarazioni.


DI GREGORIO – «Ci voleva una roba forte, di livello. Bisognava che nascesse soprattutto da lui in questo caso qui, poteva arrivare anche dall’allenamento. Ultimamente l’ho trovato differente, ho trovato tutti e tre dentro il livello di squadra che ci vuole in questo momento qui. Lui ci aveva messo qualcosa di suo perché gli venisse sfilata la maglia e ci ha messo qualcosa di suo per riprendersi la maglia. Se l’è presa da solo facendo vedere il suo livello. La Juventus non vive di pressioni esterne ma di standard altissimi interni. E sono gli standard nostri quelli di giocare queste partite qui. Le pressioni, la storia, tutta roba che ci riempie di discorsi dalla mattina alla sera ma le pressioni sono una cosa standard, son tutte cose interne perché noi dobbiamo essere pignoli con noi stessi. Noi siamo di livello top, si ha la maglia a strisce che ci indica i binari da seguire. Non è l’allenatore che dà o non dà spazio, tu vai e determini se ti viene dato spazio. Non te ne frega niente, questo è il nostro mondo. E naturalmente gli ho fatto i complimenti a fine partita così come tutta la squadra, perché funziona così».

COMPRARE GIOCATORI ITALIANI – «Questo per la Nazionale va bene, porterebbe un contributo. Poi però i calciatori si vanno a comprare in base alle necessità, ai costi. Poi lo ripeto e non so se è attuabile perché può far calare il livello di confronto fare una decisione di mettere un giocatore giovane in tutte le squadre. Ho fatto un esempio, un paragone di che scenario verrebbe fuori. Oggi a Udinese Como su 33 giocatori solo due italiani. O nasce spontanea questa cosa, questo affetto. Delle mamme si è già detto, le mamme metteranno a disposizione altri talenti. Ma se non si fa caso, non si vogliono vedere, deve esserci una regola che ce lo impone. Per far giocare un Under 19 ne devo avere 4 e probabilmente ne devo avere 2 da preparare perché a fine anno mi vanno fuori. Non so se diventeranno tutti fortissimi. Non so se questo è possibile farlo o non farlo. Però da un punto di vista numerico ti servirebbe. Io son costretti a prenderli bravi, son costretto a farli crescere bravi dal settore giovanile e poi li devo far giocare. Per aspirare a vincere li devo dar mangiare roba buona. Ne prendo 4 di questo campionato, 2 per l’anno dopo».

DAVID – «L’ho tolto quando ha fatto fatica. Lui è uno che corre più di tutti. Da un punto di vista nostro ha fatto quello che doveva fare. Sono ragazzi che ho un po’ la subiscono. Ha fatto il suo: ha corso, pressato, pulito varie situazioni dentro la partita. L’ho fatto giocare perché può darci una mano se no non l’avrei scelto».

PREOCCUPATO DALLA MANCANZA DI CONTINUITA’ – «La squadra che siamo è la somma delle scelte che facciamo insieme. Nel primo tempo siamo una squadra top, nel secondo siamo una squadra di livello inferiore a quello che siamo. È l’auto-esigenza come parametro, io ho l’esigenza di essere di questo livello qui. Si subisce di essere di un livello inferiore a quello che siamo, accetto di essere di un livello inferiore. Siamo in balia. C’è la fase di possesso e non possesso, poi c’è la terza fase che è quella di nessuno. Nessuno sa chi si accredita quel pallone. Noi nel secondo tempo siamo stati perennemente nella fase di nessuno, siamo stati dentro al caos dello scorrimento della partita. Non abbiamo sistemato niente: se siamo quelli lì siamo una squadra normale, se siamo quelli del primo tempo siamo straordinari. Il dubbio è: che cosa saremo domani? Non si riesce a dare una sostanza, una continuità. Non lo so se è stato molto meglio il primo tempo, se è stato troppo meglio il primo tempo dove sei salito di livello superiore. Dobbiamo seguire e onorare quello che è il nostro comportamento. Io sono quello che faccio vedere durante le partite, io sono quello lì e voglio diventare di livello top. Questa auto-esigenza di migliorare sempre deve attivarsi immediatamente. Non deve esserci la maglia che me lo indica, è proprio il mio lavoro che mi costringe ad essere quello lì. Io son sempre alla ricerca di quello lì, poi consolido e riparto. Tiro sempre una riga dietro ai miei talloni e non riscendo, ogni tanto invece si ritorna indietro e non so come mai. Anche stasera non c’erano i presupposti per fare un secondo tempo così».

VOLEVA PORTARE BALDANZI IN NAZIONALE – «In Nazionale ne ho sbagliate diverse di cose. Ho sbagliato a non portare nessuno di Serie B o C per creare questo discorso. Baldanzi arriverà, il giudizio più severo deve essere il nostro. Gli si legge in faccia che lui lotta in campo, ha voglia di giocare, non ha presunzione. Spero trovi le persone che lo fanno giocare perché diventerà un grande calciatore».

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