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David Juve, adesso ci siamo: Spalletti ha lavorato sulla testa del canadese che ha risposto alla cura. Ora c’è un nuovo scenario all’orizzonte

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David Juve: il tecnico bianconero ha recuperato l’attaccante dopo l’errore col Lecce, ora è il perno offensivo per il dialogo con i trequartisti

La stagione della Juventus sta trovando un nuovo, decisivo protagonista al centro del reparto offensivo, ribaltando gerarchie che sembravano scritte a inizio anno. La chiave di volta, secondo l’analisi approfondita della Gazzetta, risiede nel rapporto speciale e simbiotico creatosi tra il tecnico e David. Il merito principale di questa esplosione va attribuito senza dubbio al lavoro certosino e psicologico di Luciano Spalletti, un maestro nel gestire le risorse umane, capace di intervenire sulla testa del ragazzo nel momento più critico e buio della sua avventura a Torino.

Il punto di rottura, che rischiava seriamente di compromettere l’intera annata, è stato il grave errore dal dischetto nella sfida contro il Lecce. Un episodio pesante, un macigno che avrebbe potuto schiacciare emotivamente chiunque, ma non il canadese, che è stato scudato e protetto immediatamente dal suo allenatore negli spogliatoi. Spalletti lo ha fatto sentire centrale, indispensabile e importante proprio quando le critiche esterne piovevano copiose. La risposta sul campo non si è fatta attendere ed è arrivata puntuale con il gol liberatorio messo a segno contro il Sassuolo, una rete fondamentale che ha spazzato via i fantasmi e restituito un attaccante totalmente rigenerato alla causa bianconera.

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Oggi David sente la totale e incondizionata fiducia non solo dello staff tecnico, ma di tutto l’ambiente che ha imparato ad apprezzarne lo spirito di sacrificio. Le gerarchie sono ormai definite e chiare: è lui il titolare inamovibile nello scacchiere tattico di Spalletti, specialmente in uno scenario che vede Vlahovic ancora ai boc. Le motivazioni di questa scelta sono puramente tecniche e tattiche: per l’allenatore di Certaldo, l’ex Lille è l’interprete perfetto per il suo calcio perché punta la porta con ferocia verticale e, soprattutto, possiede quella qualità associativa fondamentale per dialogare coi trequartisti. I suoi movimenti continui aprono spazi vitali e cuciono il gioco, rendendo la manovra offensiva fluida e imprevedibile come pretende il mister. La Juventus ha finalmente trovato il suo nuovo riferimento, e la “cura Spalletti” ha funzionato ancora una volta.

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