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Del Piero rivela: «Il mondo Juve è molto più importante di quello che si legge. Solo vivendolo riesci a capirne la grandezza»

Del Piero rivela: «Il mondo Juve è molto più importante di quello che si legge». Di seguito le dichiarazioni dell’ex capitano bianconero
Alessandro Del Piero è il protagonista del nuovo documentario di Sky Sport: “1996, L’anno di Del Piero”. Di seguito le parole dell’ex capitano della Juventus.
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BAGGIO – «Per me era un punto di riferimento, come Vialli per il suo carisma e il suo essere di attaccante, io mi rivedevo più in Roberto perché era un ruolo che piaceva di più, il sogno del numero 10 era quello, partito da Platini, Zico, Maradona. La vicinanza della nostra terre di origine ci ha consentito di esprimerci in dialetto quando eravamo da soli, mi faceva sentire un po’ a casa questo, mi ha sempre trattato da adulto ma proteggendomi da ragazzo, come tutti i compagni»
MONDO JUVE – «Ritrovarmi nella squadra più blasonata d’Italia, con campioni di questo genere, ero un ragazzino dalla campagna che doveva fronteggiare responsabilità molto grandi. Il mondo Juve è molto più importante di quello che si legge, si sente, solamente vivendolo riesci a capire la grandezza e la responsabilità che c’è dietro questa squadra»
ADDIO DI BAGGIO – «L’ultimo anno di Roberto è stato molto travagliato, io non ero molto coinvolto in quella discussione come lo sono stato alla fine. Le cause iniziali erano diverse, non è stato semplice per lui lasciare la Juventus ma aver coronato il campionato insieme dopo tanto, Roby è Roby, indipendentemente da Juve, Inter, Milan, quello che ha fatto per il calcio italiano brilla di luce propria»
CONSACRAZIONE – «Così di punto in bianco, nell’estate del 95 mi ritrovo a vestire una maglia che solo i grandi avevano indossato ed ero sicuro che l’avrei vestita tutto l’anno, c’erano i numeri fissi. Mamma mia la 10, iconica, era la 10 quella che volevo…un capitolo nuovo, eccitante, preoccupante ma fighissimo»
PRESSIONI – «Sono un ragazzo che fin da giovane ha sempre avuto un grande senso di responsabilità, pur avendo commesso anche io le mie c******e da ragazzino. La maglia numero 10 la senti, eravamo diventati Campioni d’Italia dopo 9 anni, tutto era positivo ma ci immergevamo in un anno in cui c’era la richiesta di vincere, le pressioni cambiano totalmente. Il tifoso ragiona così, ‘adesso siamo tornati e vinciamo tutto’.»
GOL AL BORUSSIA – «Quando prendo palla sull’esterno cerco di accentrarmi, portarmela sul destro, faccio un destro sinistro per riportarmela sul destro e lo faccio uscendo, allontanandomi dalla porta, mi creo proprio lo spazio…e poi la particolarità di questo goal è che c’è proprio l’effetto, la palla che va sù e si appoggia giù, ed è delicata, disegnata, perfetta»
MARCELLO LIPPI – «Grande Marcello, è stato il nostro condottiero. Qui c’è gente che ha vinto campionati, coppe, che è ogni giorno sul giornale per le gesta, devi solo ascoltare, ovviamente da quelli giusti devi ascoltare. Non mi sono mai tirato indietro, in quell’anno lì ero giovane, sano e potevo correre, niente ti può dire di non correre, è la nostra testa. In un ambiente fantastico, dal mister ai compagni, è una combinazione di cose, dai compagni che sono predisposti ad aiutare un ragazzo giovane ma è il giovane che deve essere il primo a fare certe cose, un sano nonnismo non è male secondo me, le cose vanno sudate, guadagnate, imparate, te le puoi permettere quando le hai dimostrate»
CHAMPIONS LEAGUE – «Quell’anno è stato un anno particolare, nessuno aveva previsto, pensato o impostato la stagione sulla Champions League…ma tutti ci pensavamo, perché la Champions League la giochi una volta ogni tanto a differenza di oggi, per molti giocatori non dico che era l’ultima possibilità però era nuova, forse solo Luca aveva giocato la Champions fino alla fine»