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Di Gregorio a pezzi: insulti e minacce, chiude i commenti su Instagram. Tuttosport: solo 3 gol sono colpa sua

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Di Gregorio a pezzi: insulti e minacce, chiude i commenti su Instagram. Tuttosport: solo 3 gol sono colpa sua, Spalletti può proteggerlo col Galatasaray

Puntare il dito contro Michele Di Gregorio per il tracollo difensivo della Juventus non è solo ingeneroso, è tecnicamente impreciso. È quanto sostiene stamani Tuttosport. I fatti dicono che, in un’annata dove i bianconeri incassano gol con una facilità disarmante, le colpe dirette dell’ex Monza sono circoscritte a tre soli episodi: Dortmund, Inter e Como. Troppo poco per giustificare il linciaggio mediatico e social a cui è sottoposto il portiere, vittima di un sistema difensivo che fa acqua da tutte le parti.

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Il dato statistico è impietoso: in questo campionato, su 25 primi tiri subiti nello specchio, ben 13 si sono trasformati in gol. Non è però un problema di interpreti, visto che anche Mattia Perin ha subito la stessa sorte contro Lazio, Cagliari e Atalanta. La verità è che la Juventus concede conclusioni troppo pulite, rendendo ogni tiro una sentenza.

Di Gregorio sta attraversando il momento più buio della carriera. Dalla sfida con il Como è uscito psicologicamente devastato, condizionato già nel riscaldamento dagli insulti piovuti dagli spalti (“interista” e “figlio di p...”) dopo gli otto gol incassati tra Inter e Galatasaray. Una pressione diventata insostenibile sui social, dove il portiere è stato costretto a chiudere i commenti su Instagram a causa di gravissime minacce rivolte alla sua famiglia. Una vergogna che va oltre il calcio.

Luciano Spalletti lo ha difeso pubblicamente, ma il tecnico sa che al ragazzo serve una boccata d’ossigeno. Non stupirebbe vedere Perin titolare nei prossimi impegni, non come “punizione”, ma come protezione. L’errore originale, forse, è stato gestionale: Di Gregorio, pagato ben 20 milioni, avrebbe avuto bisogno di un inserimento graduale — sullo stile del binomio Szczesny-Buffon — anziché essere gettato immediatamente nel tritacarne di una stagione nata storta.

Nonostante la società valuti profili come Carnesecchi, Vicario o De Gea per il futuro, la dirigenza deve essere consapevole che cambiare il “guardiano” non servirà a nulla se non verrà riparata la “casa”. Il problema della Juve non è chi sta tra i pali, ma tutto ciò che accade prima che la palla arrivi lì.

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