Se Gatti fa il Vlahovic: i due opposti di una Juve in transizione
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Se Gatti fa il Vlahovic: i due opposti di una Juve in transizione

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Gatti entra e fa gol al Siviglia, Vlahovic sbaglia e si arrabbia per il cambio: gli opposti di una Juve in transizione

Da una parte c’è Gatti, il difensore che si è costruito dal basso, di stagione in stagione, rappresentando il sogno dei bambini che bramano di passare dal giocare nei campi di periferia vicino casa agli stadi più belli del mondo. E che alla Juve sta trovando la sua dimensione, imponendosi ai massimi livelli.

Dall’altra c’è Vlahovic, un bomber talentuoso, per certi versi predestinato, che a suon di gol e prodezze ha fatto strabuzzare gli occhi di mezza Europa. Il quale, però sta vivendo un difficile momento di crescita. Scontrandosi con la realtà dei fatti imposta dall’essere il numero 9 della squadra più titolata e importante d’Italia.

Sono Gatti e Vlahovic, in modo diverso, le facce di questa Juve in fase di transizione e in cerca di una sua identità per il presente e il futuro. Il primo è la dimostrazione di una Juve che richiama, romanticamente, quei giocatori che dalla gavetta nei campionati regionali riuscirono a sfondare in maglia bianconera. Il secondo, invece, rappresenta una visione più moderna e contemporanea della società bianconera fatta di investimenti economici esosi, marketing e social. I risultati recenti, però, pongono Gatti e Vlahovic quasi agli antipodi. E non solo per le prestazioni in campo.

LA STAGIONE DI GATTI

La stagione del difensore è stata un continuo crescendo. Dapprima, come prevedibile, ha faticato a trovare spazi e continuità, non riuscendo a sfruttare le poche occasioni che Allegri riusciva a concedergli.

Da marzo, dopo un lungo periodo di ambientamento e di attesa, Gatti è definitamente esploso. Il difensore ha “approfittato” degli infortuni dei compagni di reparto e ad esaltarsi nel ruolo di terzo centrale di destra in difesa. I gol allo Sporting Lisbona prima e al Siviglia poi sono stati solo la naturale conseguenza dell’impegno, della dedizione, della voglia che il giocatore ha messo di allenamento in allenamento e di partita in partita. Consapevole del fatto che indossare la maglia della Juve è un onore e un privilegio da cullare, custodire e proteggere con ogni sacrificio possibile e immaginabile.

Alle reti Gatti ha accompagnato anche prestazioni di livello dal punto di vista difensivo, mettendo in mostra tutte le sue caratteristiche principali: forza, determinazione, grinta, voglia di non mollare mai. L’ex Frosinone, poi, è uno a cui piace mettere la faccia nel bene e nel male. Più di una volta, in questa stagione, ha concesso interviste alle tv, mantenendo quella integrità e quella buona dose di umiltà che accompagna un giocatore partito realmente dal basso. Fino ad arrivare in alto.

LA STAGIONE DI VLAHOVIC

La stagione del serbo è stata piena di sfaccettature. Vlahovic è partito col piede pigiato sull’acceleratore. Da subito ha iniziato a fare gol (doppietta alla prima col Sassuolo), mostrando pure un’abilità finora sconosciuta alla Juve e ai suoi tifosi: quella di segnare gol su punizione (alla Roma e allo Spezia). Sembrava il preludio di una stagione da sogno per il bomber acquistato nel gennaio 2022 per 80 milioni di euro.

Invece, tolto lo squillo decisivo nel derby col Torino, è iniziato il suo primo momento no. La crisi di risultati e le difficoltà della squadra di Allegri hanno poi iniziato a creare problemi all’ex bomber della Fiorentina. Fino all’infortunio col Benfica del 25 ottobre scorso che ha segnato uno spartiacque tra il prima e il dopo della sua stagione. Il Mondiale giocato in condizioni fisiche approssimative e il lungo recupero dalla pubalgia hanno fatto il resto. Minando le certezze di un giocatore che in campo ha bisogno di essere al top sia a livello mentale che fisico per rendere al meglio.

Il rientro e la doppietta alla Salernitana avevano lasciato presagire un pieno recupero del classe 2000, ma così non è stato. Vlahovic è tornato incupirsi, interstardirsi e a sbagliare anche le cose più elementari. Così sono emerse non solo le difficoltà ad andare al tiro e a rendersi pericoloso dalle parti delle aree avversarie, ma dei limiti tecnici e caratteriali “gravi” per chi vuole essere il centravanti della Juve.

Dopo una lunga attesa la prodezza col Lecce e il chirurgico sinistro contro gli insulti razzisti dei tifosi dell’Atalanta avevano acceso una luce in vista dell’ultimo, decisivo scorcio di stagione. Con il Siviglia, però, Vlahovic ha fatto un nuovo, evidente passo indietro. Prima ha sbagliato un gol a porta vuota, poi si è lasciato andare ad una reazione sopra le righe al momento del cambio con Milik. E siccome non è la prima volta che si comporta così, è ora che il serbo faccia uno step in avanti. Magari prendendo esempio da quell’inaspettato “bomber” Gatti che giovedì sera ha di nuovo preso le sue veci. Ed è diventato protagonista a sorpresa della semifinale di Europa League. Uno l’opposto dell’altro. In questa Juve ancora in fase di transizione.

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