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Criscitiello: «Gravina si è dimesso solo perché obbligato. Ora bisogna evitare che faccia questo inciucio»

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Criscitiello: «Gravina si è dimesso solo perché obbligato. Ora bisogna evitare che faccia questo inciucio». Così il giornalista

In un’intervista tagliente rilasciata a La VeritàMichele Criscitiello, direttore di Sportitalia, ha analizzato il terremoto politico che ha colpito la FIGC dopo il fallimento della Nazionale, puntando il dito contro le modalità delle dimissioni di Gabriele Gravina. Secondo il giornalista, l’addio del presidente non sarebbe figlio di una reale volontà di rinnovamento: «Parto dal fatto che Gravina si è dimesso, ma è stato obbligato a farlo. Non l’ha fatto con una forza ed una volontà reale. C’è la politica che si è messa in mezzo, e l’aspetto mediatico della mancata qualificazione al Mondiale è stato troppo forte. Se avesse voluto farlo, non avrebbe convocato un’assemblea elettiva in 49 giorni. Non c’è nemmeno il tempo di convocare le call tra le varie componenti. Ecco, se si fossero dimesse tutte le componenti, allora il segnale sarebbe stato forte. E invece si è dimesso solo Gravina. Qua c’è un inciucio da evitare».

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Criscitiello delinea poi gli scenari per la successione, mettendo in guardia dal rischio di un “cambiamento di facciata” che manterrebbe intatti gli equilibri di potere precedenti: «Se non si dimettono l’avvocato Viglione, Brunelli, in sostanza gli uomini di Gravina che vogliono portare avanti il suo progetto, si profila la candidatura di Giancarlo Abete. Se passa il nome di Abete sarà comunque un Gravina bis. Anche peggio, perché non cambierà nulla. Per scardinare il sistema devono cambiare gli uomini. Bedin e Marani? Ecco. Questo è il secondo scenario. Se passa Bedin significa che Gravina ha fatto un accordo con Andrea Abodi (ministro dello Sport, ndr), perché Bedin è uomo di Abodi. Se invece passa il nome di Marani, è sempre un’ipotesi spalleggiata da Gravina. Ma poi vedrai che Marani, come ha fatto con la Lega Pro, ignorerà Gravina e farà tutto quello che vuole. Malagò? Malagò è l’unico nome per il cambiamento. Ma non perché Malagò sia il futuro. Malagò fa parte di un cambiamento perché romperebbe con il sistema Gravina. Farebbe altri tipi di accordi, però in questo momento ha l’ostruzionismo di Abodi, perché tra i due c’è da sempre una guerra in atto».

Sulla possibilità di vedere grandi ex campioni ai vertici della Federazione, il direttore è scettico, ritenendoli funzionali solo al consenso popolare: «Maldini, Rivera e Del Piero? Quelli sono solo nomi di facciata per il popolo, ma sono figure completamente fuori dalla politica sportiva e a cui non farebbero nemmeno toccare palla in uno scenario come questo. Ripeto: l’unica soluzione credibile per me è che la Lega di A porti avanti Malagò. C’è una battaglia politica che durerà 49 giorni. Se passa Malagò, significa che il sistema Gravina è messo da parte. Se non passa Malagò, il sistema Gravina è uscito dalla porta e rientrato dalla finestra. Dobbiamo vigilare su questo. Ma il grande nemico di questo inciucio, sai qual è? Che di ’sta roba ne parla solo Criscitiello su Sportitalia tutti i giorni da dieci anni. Altrove non gliene frega niente a nessuno. Esce l’Italia dal Mondiale: ok ne parlano tutti. Poi? Ora c’è Pasqua, Pasquetta, le grigliate. Riparte il campionato. C’è Inter-Roma, Napoli-Milan. E tutti si dimenticano di quello che è successo e che il 22 giugno ci sono le elezioni federali. Invece no. L’aspetto mediatico è fondamentale per continuare a battagliare fino a che non salta il sistema che è sempre più marcio».

Infine, l’attacco si sposta sui vertici internazionali e sulla difesa d’ufficio arrivata dalla UEFA: «Ceferin difende Gravina? Čeferin si deve fare i fatti suoi. Primo perché il calcio italiano non lo conosce nemmeno. Secondo perché ha fatto fare uno spareggio mondiale su un campo di Serie C senza nemmeno la goal-line technology. E va a difendere l’amichetto Gravina a cui, vedrai, darà qualche incarico per l’Europeo del 2032. Questo è poco, ma sicuro».

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