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Gravina: «Playoff penalizzanti per chi è abituato a vincere? Non è così»

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Gabriele Gravina, presidente della FIGC, ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport: queste le sue parole

Gabriele Gravina, presidente della FIGC, ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport. Queste le sue parole.

MANCINI – «Il ciclo che ha aperto va ben oltre il dicembre 2022. Firma prima degli Europei? Certo, non serve aspettare, bisogna stringere i tempi».

RUOLO DI LIPPI – «Chiariamo: il calcio italiano ha rispetto per chi l’ha fatto grande. E non possiamo dimenticare Marcello Lippi: la nostra federazione ha già inserito grandi campioni nei suoi ranghi, a un certo punto ci sarà spazio anche per un allenatore che ha vinto un Mondiale. Ma a oggi non è una priorità. Frenata per colpa di Mancini? Dato che non c’era accelerazione, non c’è stata frenata. È stato equivocato un pranzo, in amicizia, che non era il primo e non sarà l’ultimo».

STADI CHIUSI – «Il motivo? Non so se è pregiudizio. Ma certamente qualcuno fa fatica a comprendere quale rigore, quale qualità, quale responsabilità il calcio è in grado di mettere in gioco. Ci è stato detto che bisognava aspettare la riapertura delle scuole, adesso spero che i riscontri positivi ci consentano di parlare di riaprire gli spalti. Certo, mi dispiace che ancora una volta l’Italia vada a rimorchio di esempi che arrivano da altri paesi, come la Germania».

CONTE – «Se manterrà le promesse? Ho molta fiducia nel premier, che ho incontrato con grande piacere. E ho fiducia nei ministri della Salute e dello Sport. Ma la fiducia richiede risposte in tempi brevi. Perché c’è un protocollo di grande qualità, e ci sono tutte le condizioni per una riapertura parziale».

RIAPERTURA PARZIALE – «30% dei tifosi? La partita Siviglia-Bayern del 24 settembre a Budapest sarà un test per l’Uefa e per noi. Ci atterremo agli esiti. Abbiamo strutture, procedure, metodologie di controllo che ci hanno già dato risultati eccellenti nel finale di stagione, a differenza di altri sistemi sociali che hanno denunciato ben più gravi criticità. Si dovrà tenerne conto».

PLAYOFF – «A me pare che le gare internazionali stiano crescendo di anno in anno. Noi invece non riusciamo a cambiare al nostro interno. Si teme che i playoff penalizzino le società abituate a vincere e che investono di più. Non è così? No, se costruisci un campionato che affascina ogni giorno. Il nostro rischia di perdere pubblico se in alcune fasi non è più decisivo per squadre che hanno già acquisito un risultato di retrocessione o di salvezza, o di piazzamento. E a quel punto non vale più chi vince o chi perde. Ma uno sport dove non si vince e non si perde non ha senso. Il modello? Un campionato diviso in tre fasi, con una final eight per assegnare il titolo».

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