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Inter Juve e le lezioni da imparare dal pirotecnico 4-3 della gara d’andata: l’analisi verso il Derby d’Italia

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Inter Juve e le lezioni da cui imparare dal pirotecnico 4-3 della gara d’andata: l’analisi verso il Derby d’Italia in programma domani sera a San Siro

Il rocambolesco 4-3 con cui la Juventus ha superato l’Inter nel girone d’andata è un manifesto perfetto dei pregi e dei difetti di una squadra allora in cerca di identità sotto Igor Tudor, e che oggi Luciano Spalletti sta provando a modellare con la sua filosofia. Rileggere quella partita significa capire dove i bianconeri possono ferire i campioni d’Italia, ma anche dove rischiano di crollare.

Pregi: l’estro del singolo e la ferocia verticale
Il più grande pregio emerso a settembre porta un nome e un cognome: Kenan Yildiz. L’analisi di quella gara racconta di un giocatore totale, capace di cucire il gioco sistemando ogni manovra, inventare assist dal nulla, segnare gol pesanti e ripiegare generosamente in difesa. La manovra offensiva della Juve viveva di fiammate improvvise, sfruttando una forte verticalità che le permetteva di conquistare numerosi corner e di rendersi letale sulle palle inattive (come nei gol di Kelly e Khéphren Thuram).
C’era poi una spiccata lotta e intensità nel momento del bisogno, una capacità di restare aggrappati al match anche dopo i sorpassi nerazzurri, culminata con l’eurogol finale del subentrato Adzic al 90′.

Difetti: passività cronica e mediana in apnea
I difetti, tuttavia, furono altrettanto evidenti e sono proprio quelli su cui Spalletti ha dovuto lavorare maggiormente. Per ampi tratti della partita, la Juve ha sofferto di un atteggiamento eccessivamente passivo, schiacciata nella propria metà campo dall’Inter e incapace di uscire palla al piede. La squadra si intimidiva facilmente, non trovando riferimenti per risalire il campo, e finiva per giocare troppo per vie centrali, senza il coraggio di osare la giocata.
Un altro limite vistoso riguardò la gestione del centrocampo: troppa poca qualità nello stretto per arginare il palleggio di Calhanoglu e Barella, unita a cali di concentrazione fatali (come in occasione del primo gol del turco, preso per troppa passività difensiva).

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La sfida di Spalletti
Domani sera Spalletti chiederà una Juventus meno umorale e meno dipendente dalle lune di Yildiz. Servirà coraggio nel palleggio per non farsi schiacciare come all’andata, unendo l’ormai nota solidità difensiva all’intensità emotiva che a settembre permise ai bianconeri di vincere una partita folle. L’Inter è letale se le viene concesso il controllo totale del gioco: la missione del tecnico toscano è proprio quella di toglierle il pallino dalle mani.

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