Piero Mancini, ex presidente Arezzo: «Con Sarri ci disunimmo. Conte…»

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Piero Mancini, ex presidente dell’Arezzo, racconta la sua esperiena avuta con Sarri e Conte in panchina: le sue parole

Piero Mancini, ex presidente dell’Arezzo, ha parlato a Il Giornale della sua esperienza con Sarri e Conte.

SARRI «Lo presi perché me lo consigliò Pieroni. Non ricordo bene il suo ingaggio ma di sicuro non superiore a quello di Conte. Sarri non veniva dal grande calcio, era alle prime esperienze. Fece anche bene ma io continuavo ad avere in testa Conte. Perché lo licenziai? Aveva ottenuto buoni risultati, battemmo in coppa Italia il Milan, che avrebbe vinto la Champions. Poi la squadra si disunì, lui andava avanti a testa bassa, sempre sospettoso di tutto, di tutti. Lui scaramantico? Mai visto in vita mia uno più superstizioso di lui. Spargeva il sale nello spogliatoio e in campo, indossava la maglietta nera sui pantaloni o pantaloncini neri. E anche le mutande dovevano avere quel colore. E fumava, fumava, davvero non so quanto».

CONTE«Presi Conte per il suo curriculum di calciatore. Mi costò centotrentamila euro. Era un maniaco del lavoro, era un vincente, difficile limitarlo,anzi impossibile. Perché lo licenziai? Perché lo spogliatoio entrò in ebollizione, in rivolta contro i suoi metodi di lavoro, l’ossessione continua, mai una parola di conforto. Del resto, Conte o lo ascolti e ubbidisci o è meglio scappar via. Non potendo cambiare la squadra decisi di cambiare l’allenatore».

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