Jarno Trulli: «Cristiano Ronaldo è lo Schumacher del calcio» – ESCLUSIVA

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© foto www.imagephotoagency.it

Jarno Trulli in esclusiva su Juventus News 24. L’ex pilota tra calcio, Formula 1 e il suo tifo per la Juventus: le dichiarazioni

Ex pilota di Formula 1, nella quale ha smesso di correre nel 2011, Jarno Trulli è uno dei personaggi più iconici del mondo dell’automobilismo italiano. Di origine abruzzese, vive insieme alla sua famiglia a Lugano, dove produce vini ed opera nel settore alberghiero.

Nella sua vita ha sempre viaggiato da un Paese all’altro per lavoro, oggi può finalmente dedicarsi ai tre figli (tra cui Enzo, già alle prese con i kart). E c’è persino tempo per seguire la “sua” Juventus: «Spesso e volentieri mi capita di ricevere l’invito della famiglia Agnelli. Quando non vedo la Juve da casa, la guardo allo Stadium. Con me non ha mai perso…». Questo e molto altro nella sua intervista esclusiva per Juventus News 24.

Trulli, come mai tifoso della Juventus?
«A casa mia erano più o meno tutti juventini. Non tanto mio padre a mia madre, che si interessavano più ai motori. Ma mia nonna era davvero una tifosa sfegatata. Ho ereditato questa passione da lei, standole molto accanto. Poi i miei figli l’hanno ereditata da me. Ho sempre guardato la Juve, ma non disdegno nemmeno le altre squadre. Mi ritengo un tifoso affezionato ma guardo il calcio con sportività, non con accanimento. Si accettano anche le sconfitte, insomma. Ho sempre guardato la Juve, ma non disdegno le altre squadre». 

E di provare a fare il calciatore non l’è mai venuto in mente?
«Come tutti i bambini giocavo a pallone, anche discretamente bene. Mia madre mi iscrisse pure a una squadra quando avevo 8-9 anni. Il problema è che io avevo iniziato con i kart e quella era la mia strada».

Formula 1 e calcio: questo Coronavirus non risparmia nessuno
«È un problema globale. Prima si è diffuso in Cina, poi in Iran, infine a macchia d’olio ovunque. Far ripartire un campionato di calcio o di Formula 1 implica problematiche internazionali. Possono esserci conseguenze veramente importanti. C’è solo da aspettare: in entrambi i mondi in questo momento c’è un’aria di precarietà. La cosa che non va bene è che ci sia qualcuno che prova a speculare…».

Un errore andare a Melbourne per provare a correre il primo GP della stagione?
«Assolutamente sì. E infatti l’hanno pagata molto cara anche economicamente».

Ecco: i danni economici che subirà la F1 sono paragonabili a quelli del pallone?
«Ci perdono tutti. Se non c’è un introito chiunque deve ridimensionarsi: piloti, calciatori, allenatori. Mi fa piacere che la Juventus sia stata la prima in questo senso a fare un passo avanti verso il sistema. È un monito per tutti e ti fa capire quanto sia forte la società ancora prima della squadra stessa».

Come mai in Serie A e in F1 ci sono sempre meno italiani?
«Sono due discorsi diversi. Nel calcio per giocare bene serve avere il talento. Nell’automobilismo per andare forte serve una buona macchina. Mio figlio corre sui go-kart e posso dirti che subentra già questo tipo di discorso. Chi ha la disponibilità va avanti: un discorso che ai miei tempi non esisteva».

Giovinazzi, tra l’altro tifoso della Juventus, è il futuro dell’automobilismo italiano?
«Credo di sì. È stata brava la Ferrari ad aiutarlo ed è stato soprattutto bravo il mio compaesano Marchionne – che viene dalla famiglia Fiat e degli Agnelli – a concedergli un’opportunità. È stato lungimirante».

A proposito di tifosi della Juventus: Briatore lo sente ancora?
«No, abbiamo preso strade diverse».

Lei è allegriano o sarrista?
«Ritengo che Allegri abbia fatto un ottimo lavoro. Con lui c’erano delle certezze e siamo andati vicini alla Champions. La sua impostazione si vedeva e lo stesso non si può dire di quella di Sarri. La Juve mi sembra ancora troppo un mix tra quello che c’era prima e quello che c’è adesso. Ma vale la pena dare fiducia anche Sarri».

Il suo legame col mondo Juventus?
«In passato ho conosciuto molti calciatori bianconeri. Allo stadio ho avuto la possibilità di andare solo negli ultimi anni invece, ho avuto più tempo. Spesso e volentieri mi capita di ricevere l’invito della famiglia Agnelli. Quando non vedo la Juve da casa, la guardo allo Stadium. E con me non ha mai perso… (ride ndr)».

Montezemolo disse che la Juventus è come la Mercedes…
«Non proprio. Negli ultimi anni 5-6 anni la Mercedes è stata imbattibile. La Juventus lo è stata solo in Italia. Noi bianconeri puntiamo a ben altro, lo scudetto ormai è diventato questione di formalità. Vogliamo riportare la Champions a Torino».

Se Cristiano Ronaldo fosse un pilota?
«È un fuoriclasse che sta dando moltissimo al mondo Juventus. Io lo paragonerei a Schumacher».

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