Juve, l'aprile di Allegri è da piangere: non era meglio tenere Pirlo?
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Juve, l’aprile di Allegri è da piangere: non era meglio tenere Pirlo?

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Juve, l’aprile di Allegri è da piangere tra sconfitte, calo dei giocatori e attacco che non segna: non era meglio tenere Pirlo?

Fuori dalla Champions League a novembre dopo aver collezionato 5 sconfitte in 6 partite e aver fatto soli 3 punti col Maccabi Haifa. Fuori dalla lotta scudetto a gennaio, dopo il tonfo clamoroso per 5-1 al Maradona col Napoli. Eliminata dalla Coppa Italia il 26 aprile al termine di una semifinale di ritorno a San Siro “giocata” (per usare un eufemismo) in maniera decisamente negativa per una Juve che aveva in questa competizione uno degli ultimi due obiettivi stagionali da provare a mettere in bacheca.

La sfida di mercoledì sera ha messo ancora più evidenza il drammatico calo che Allegri e la sua squadra hanno avuto nel corso del mese di aprile. In attesa dell’ultimo atto di domani al Dall’Ara col Bologna.

I NUMERI

In otto partite tra Serie A, Coppa Italia ed Europa League la Juve ha incassato 4 sconfitte (Lazio, Sassuolo, Napoli e Inter), 2 pareggi (Inter allo Stadium in Coppa e Sporting Lisbona in trasferta) e appena 2 vittorie (Verona e Sporting Lisbona a Torino). Il successo in campionato manca da un mese e i bianconeri vengono da tre sconfitte di fila.

Questo mese di aprile ha mostrato un evidente handicap in attacco con appena 5 segnati (di cui 2 di Rabiot) e i bianconeri non hanno mai colpito l’avversaria per

Pure in difesa la squadra ha iniziato a ballare con 7 gol presi e diversi errori di singoli e di reparto. La sensazione è che su quel fallo di mano di Bremer contro l’Inter e il successivo rigore trasformato da Lukaku (con tutto il corollario di proteste e polemiche) in casa bianconera si è spento qualcosa.

TROPPI GIOCATORI SOTTOTONO

Vlahovic è un lontano parente di quello ammirato con la Fiorentina e al momento del suo dirompente arrivo a Torino per fior fior di milioni.

Milik avverte i postumi dell’infortunio di fine gennaio e non è tornato ai livelli mostrati nella prima parte di stagione.

Kean va a corrente alternata e dopo l’exploit di novembre si è perso nuovamente. L’espulsione con la Roma e il misterioso ultimo infortunio da cui non si sa bene quando si riprenderà certificano che non è un giocatore su cui poter fare grande affidamento.

Il rapporto tra Chiesa e Allegri non è mai sbocciato del tutto. L’esterno è finito troppe volte in panchina e l’impiego da centravanti contro l’Inter è un chiaro segnale di confusione da parte del suo allenatore.

Di Maria si trova a predicare nel deserto. Nemmeno lui, nonostante una tecnica e una qualità fuori dal comune, può nulla in questa situazione.

Kostic è stato spremuto fin troppo e non ne ha più. Locatelli ha perso lo smalto. Fagioli e Miretti sono in calo. Bremer è in affanno. Cuadrado alterna momenti top a momenti horror.

I pochi a salvarsi in questo marasma sono Perin, Danilo, Gatti e Rabiot. La domanda è lecita: come può la Juve arrivare fino al 4 giugno in questa situazione?

NIENTE GIOCO E ZERO CATTIVERIA

Il problema del gioco è un tema ricorrente da quando Allegri è tornato alla Juve. Lo scorso anno i bianconeri avevano palesato grossi deficit, ma la speranza di tutti era che in questa stagione si potessero vedere dei miglioramenti. Che però non si sono visti.

La Juve falcidiata dagli infortuni e danneggiata dalle vicende extracampo aveva ritrovato nella compattezza, nella forza del gruppo, nella coesione e nella riscoperta dei valori fondanti del club quelle armi per poter tirarsi fuori dalle sabbie mobili. I risultati si sono visti in campo con la risalita in campionato e l’approdo nelle due semifinali. Ma la bolla di sapone è scoppiata sul più bello.

Oltre all’assenza di gioco, la Juve vista con l’Inter non ha mostrato cattiveria, agonismo, voglia di rimonta in una partita fondamentale, per di più contro una rivale. E questo è a dir poco preoccupante, con Allegri che non può non essere il primo responsabile.

Il tecnico toscano, al contrario, l’agonismo lo ha mostrato nei postpartita con commenti, dichiarazioni e sfottò che poco si addicono allo stile Juve e che gli rendono poco onore, considerata la carriera.

RIMPIANTO PIRLO

La Juve non vince un trofeo dal maggio 2021, quando i bianconeri alzarono al cielo la Coppa Italia con Pirlo in panchina. Qualche mese prima avevano trionfato in Supercoppa Italiana contro il Napoli. Alla fine di quella stagione Agnelli decise di richiamare Allegri, tra lo stupore generale. Col senno di poi la scelta dell’ex presidente si è dimostrata sbagliata.

Con Pirlo si era iniziata a vedere una Juve nuova con giocatori in rampa di lancio e poi scartati (vedi Kulusevski) e altri che con la giusta dose di tempo e pazienza sarebbero potuto emergere ancora di più (De Ligt, Demiral, McKennie). Senza considerare i vari Fagioli, Iling-Junior, Miretti e Soulè che con l’attuale tecnico del Karagumruk si sarebbero trovati a nozze.

Nessuno può dire, ovviamente, che con Pirlo in panchina le cose sarebbero andate diversamente in queste due annate. Certamente l’ex centrocampista avrebbe avuto più difficoltà di Allegri nel gestire la situazione dello spogliatoio con tutte le vicende extracampo che hanno influito e non poco in questi mesi. Ma, per quel che aveva fatto vedere da esordiente assoluto come allenatore, Pirlo aveva comunque dato dei segnali più incoraggianti rispetto a quelli registrati dal deludente Allegri bis.

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