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Juve Lecce 1-1 è un bug nel sistema juventino: tre epoche diverse, stesso copione. Questo il filo rosso del destino

Juve Lecce 1-1 bug nel sistema juventino: tre epoche diverse, copione uguale. Ecco il filo rosso del destino
C’è un filo rosso, sottile ma incredibilmente resistente, che attraversa venticinque anni di storia bianconera. Un filo che lega tre epoche diverse, tre stadi diversi (il Delle Alpi, lo Stadium appena nato e quello maturo di oggi), ma che racconta la stessa, identica, frustrazione. Juventus-Lecce 1-1 non è solo un risultato statistico: è una sorta di “bug” nel sistema juventino, un incubo ricorrente che si manifesta proprio quando la Signora si sente più sicura, trasformando pomeriggi di tranquilla gestione in serate di rimpianti.
Il primo atto di questa strana trilogia risale alla stagione 2000-01. Era la Juve di Carlo Ancelotti, una corazzata che inseguiva affannosamente la Roma di Capello lanciata verso lo scudetto. Quel giorno al Delle Alpi sembrava una formalità: il gol di David Trezeguet pareva aver incanalato il match sui binari giusti. Invece, la squadra si specchiò troppo in se stessa e venne punita dal pareggio di Alessandro Conticchio. Quei due punti persi in casa pesarono come macigni sulla volata finale, lasciando un amaro in bocca che durò mesi.
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Undici anni dopo, il 2 maggio 2012, la scena si ripete, ma con contorni se possibile ancora più drammatici. La prima Juve di Antonio Conte è una macchina perfetta, ancora imbattuta, a un passo da uno scudetto insperato. Contro il Lecce allo Stadium, l’atmosfera è già di festa. Marchisio segna subito, la pratica sembra archiviata. Poi, all’85’, l’impensabile: Gigi Buffon, il totem inscalfibile, sbaglia un controllo elementare. Andrea Bertolacci ne approfitta e gela lo stadio. Quell’1-1 fece tremare le gambe a tutto il popolo bianconero, temendo un sorpasso del Milan in extremis che, per fortuna di Conte, non avvenne: pochi giorni dopo, a Trieste, la Juve conquistò il primo dei suoi 9 tricolori di fila.
E arriviamo a ieri sera, 3 gennaio 2026. Altra era, altra Juve, quella di Spalletti in cerca di una nuova identità e di continuità dopo anni difficili. Serviva una vittoria per confermare i progressi di fine 2025. Invece, il copione si è ripetuto con diabolica precisione. Occasioni come se piovessero, un rigore calciato in maniera assurda da David, il palo finale di Yildiz dopo quello in apertura dell’attaccante canadese.
Tre indizi fanno una prova: quando vede giallorosso in casa, la Juve perde la bussola. È una trappola in cui la Signora continua, inesorabilmente, a cadere.
