Juventus Under 15: cosa c’è da dire e cosa c’è da sapere

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La Juventus Under 15 sarà punita dalla società e farà un percorso di formazione educativo dopo la finale scudetto

In casa Juventus il percorso di crescita degli atleti passa soprattutto dall’aspetto educativo. Si costruiscono gli uomini prima che i calciatori del domani. E questo principio è sempre stato chiaro, priorità assoluta di un club avanti anni luce in Italia rispetto agli altri. Dopo gli spiacevoli fatti del post gara con il Napoli, la posizione della società è stata impeccabile: punizione severa per il gruppo, finale scudetto giocata solo per volontà della Federcalcio, che ha proposto un percorso di formazione in questo finale di stagione. Uno scenario che racconta uno di quei scivoloni che questi ragazzi ricorderanno per tutta la loro vita, che trasmetteranno certamente nel corso della loro carriera. Che mette in luce della solidità del club bianconero e un’autorevole gestione della vicenda in sede federale.

Tanto altro, però, stona e non poco. Noi questi ragazzi li conosciamo. Li abbiamo seguiti da vicino per tutta la stagione. Li abbiamo apprezzati per la loro correttezza, avendo chiuso la stagione tra i meno reguarditi della loro categoria in questa stagione. E che la squadra di mister Bovo, tecnico preparato e persona straordinaria sotto il profilo umano, è fuor di dubbio. Ma che a un certo punto questi ragazzi siano stati investiti dalla macchina del fango, strumentalizzati, descritti quasi come dei mostri, è un segnale preoccupante in termini sociali. Perchè mostri non lo sono. E se qualcuno avesse perso di vista la loro età per rivitalizzare la sfida più o meno giustificabile tra Juve e Napoli, trattasi pur sempre di ragazzi.

Giustamente puniti, perchè un errore grave lo hanno commesso. Ma pur sempre ragazzi. Gravissimo, inaccettabile, che l’errore di questi ragazzi sia stato strumentalizzato da alcuni media in questo modo. Senza alcun filtro, senza alcuna tutela. Senza la cura alcuna che al posto di questi ragazzi poteva esserci un figlio, un nipote, un fratello minore. Che il calcio in Italia si continui a vivere come fattore sociale è un dato di fatto, ma che non si riesca più a fare differenza tra cosa avviene tra gli adulti (da dove giungono gli esempi purtroppo negativi) e ciò che avviene tra i giovani, ci pare piuttosto pericoloso. Alimentare l’odio, dalle scuole ai campi di calcio, non darà mai alcun risultato positivo in termini sociali per un domani migliore.

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