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Kalulu, grazia negata. Ma il vero scopo della richiesta Juve era un altro: la mossa politica del club

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Kalulu, grazia negata. Ma il vero scopo della richiesta Juve era un altro: la mossa politica del club per evidenziare la falla nel sistema

Il caso dell’«acclarata ingiustizia» che ha coinvolto Pierre Kalulu si chiude definitivamente nel modo più amaro per la Juventus. Dopo una settimana di polemiche feroci, ammissioni di colpa e battaglie legali, il verdetto non cambia: il difensore francese seguirà la sfida di oggi contro il Como dalla tribuna. La Federcalcio ha infatti respinto la richiesta di grazia presentata dal club bianconero, una mossa dal forte valore politico, tesa a sottolineare l’assurdità di una squalifica nata da una svista arbitrale ormai certificata. Un modo per ribadire che qualcosa era andato storto in campo e pure che qualcosa nel regolamento potrebbe essere rivisto in futuro. A riferirlo è La Gazzetta dello Sport.

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Tutto ha origine al 42’ di Inter-Juventus, quando l’arbitro La Penna cade nell’inganno della simulazione di Alessandro Bastoni, sventolando il secondo giallo a Kalulu. Nonostante il mea culpa pubblico del difensore nerazzurro e l’ammissione dell’errore da parte dei vertici AIA, la giustizia sportiva è rimasta immobile. La grazia, invocata ai sensi dell’articolo 43 del Codice di Giustizia Sportiva, è stata negata per evitare un precedente ingombrante: accogliere il ricorso su un semplice “fatto di campo” avrebbe innescato una reazione a catena ingestibile per il futuro.

Il confronto con il caso Lukaku del 2023 non ha retto: in quell’occasione, Gravina intervenne «in via eccezionale e straordinaria» poiché il belga era stato vittima di insulti razzisti, un tema che tocca i valori fondanti dell’ordinamento sportivo. Per Kalulu, invece, si è trattato di un errore tecnico “ordinario”, seppur decisivo per le sorti di un match terminato 3-2 per l’Inter.

La Juventus, tramite Damien Comolli e lo stesso Luciano Spalletti, ha parlato di «atto dovuto» per proteggere il giocatore. Spalletti è stato categorico: «Si tratta di due ingiustizie evidenti di cui tutti hanno preso atto. La società ha fatto bene». Il nervosismo per la gestione dell’episodio ha avuto strascichi pesanti anche a livello dirigenziale: il caos scoppiato nel tunnel di San Siro è costato l’inibizione allo stesso Comolli (fino a fine marzo) e a Giorgio Chiellini (fino al 27 febbraio). Oggi, contro il Como, la Juventus dovrà rispondere sul campo, cercando di superare con l’orgoglio un’emergenza difensiva che è figlia tanto degli infortuni quanto di una burocrazia sportiva che non ha ammesso deroghe.

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