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La Juventus rischia di finire fuori dalla top‑4 della Serie A quest’anno?

La stagione 2020/21 ha segnato una svolta per la Juventus e per il calcio italiano. Dopo nove scudetti consecutivi, il dominio dei bianconeri si è finalmente interrotto con un quarto posto, segnando la fine di un’era. Quella annata si è rivelata più di un semplice inciampo temporaneo. La Juventus ha poi chiuso ancora quarta nel 2021/22, è scivolata al settimo posto nel 2022/23, è risalita al terzo nel 2023/24 e nuovamente quarta nel 2024/25.
Ora, a gennaio 2026, la Juventus occupa ancora il quarto posto. Con i margini tra qualificazione in Champions League e delusione sempre più sottili, si ripropone una domanda nota: la Juventus rischia davvero di finire fuori dalla top‑4 della Serie A quest’anno?
Ecco la nostra valutazione, realizzata in collaborazione con Tribuna.com.
La mano ferma di Spalletti
Luciano Spalletti ha preso in mano la Juventus a fine ottobre 2025, dopo un avvio turbolento sotto Igor Tudor. L’esperto 66enne, vincitore del campionato con il Napoli e ex commissario tecnico dell’Italia, ha portato chiarezza tattica e maggiore stabilità. La sua attenzione alla struttura e al possesso equilibrato ha aiutato i bianconeri a ritrovare forma, soprattutto a gennaio. Ma restano alcune crepe: la Juventus fatica ancora a essere costante contro squadre di metà classifica o più basse, e momenti di stagnazione creativa suggeriscono che l’influenza di Spalletti, pur stabilizzante, non abbia ancora sbloccato appieno il potenziale offensivo della squadra.
Struttura difensiva ancorata da un nuovo ultimo reparto
In difesa la Juventus resta solida, sebbene la forza di quest’anno derivi tanto dall’affidabilità tra i pali quanto dall’organizzazione difensiva.
Michele Di Gregorio si è imposto come portiere titolare indiscusso, offrendo tranquillità nella distribuzione e sicurezza nelle parate. A gennaio è quinto nella classifica dei clean sheet della Serie A, un rendimento rispettabile che sottolinea la stabilità difensiva dei bianconeri, pur non essendo la squadra più impenetrabile del campionato.
La Juventus subisce relativamente pochi gol ed è generalmente difficile da bucare, soprattutto nelle fasi di gioco strutturate. Tuttavia, a differenza di epoche precedenti, il team fa meno affidamento sulla sola solidità difensiva e punta maggiormente all’equilibrio, accettando qualche gol in cambio di maggiore volume offensivo.
Un centrocampo che favorisce il volume, se non il pieno controllo
Il centrocampo della Juventus gioca un ruolo centrale nel sostenere i forti numeri offensivi della squadra. Manuel Locatelli resta il punto di riferimento strutturale, offrendo disciplina posizionale, recupero palla e circolazione dalla profondità. Al suo fianco, Weston McKennie garantisce energia e inserimenti verticali, contribuendo sia nelle fasi di pressing sia negli attacchi tardivi in area.
Nel complesso, questo reparto permette alla Juventus di far avanzare il pallone in modo efficiente e mantenere pressione, come confermato dalla seconda posizione per xG della squadra. Ciò che manca ancora è il controllo costante del ritmo una volta in vantaggio: serve un centrocampo in grado di rallentare le partite e dettare completamente il gioco, anziché spingere sempre sul passo.
I numeri sottostanti suggeriscono un attacco più forte dei risultati
In superficie, la produzione offensiva della Juventus non sempre convince. Analizzando i dati, però, emerge un quadro più sfumato (e forse più incoraggiante).
A gennaio, la Juventus è la seconda squadra più prolifica della Serie A, dietro solo all’Inter campione in carica. La squadra è anche seconda per expected goals (xG), leggermente dietro l’Inter, a indicare che la creazione di occasioni è costante e ripetibile. Ciò colloca la Juventus tra le squadre più produttive del campionato dal punto di vista dei processi offensivi.
La complicazione riguarda chi segna: Dusan Vlahovic, atteso come punto di riferimento, ha realizzato solo tre gol, molto al di sotto delle aspettative e del volume di tiri. Il peso è stato invece assunto da Kenan Yildiz, emergente miglior marcatore della Juventus e attualmente terzo nella classifica generale della Serie A.
La crescita di Yildiz ha portato imprevedibilità e verticalità all’attacco bianconero, ma rimane un certo squilibrio. La Juventus segna con frequenza, ma non tramite il suo centravanti designato, un dinamismo che potrebbe non essere sostenibile se dovesse calare la forma di Yildiz o gli avversari trovassero contromisure.
Cosa significa tutto questo
La stagione della Juventus è stata caratterizzata da lampi di dominio, ma da persistente incostanza. Vlahovic resta l’arma offensiva chiave, ma la dipendenza da lui evidenzia la mancanza di un contributo secondario affidabile.
La squadra sembra destinata a garantirsi un posto nella top‑4 quest’anno, grazie alla qualità e alla profondità della rosa che offrono un vantaggio rispetto alla maggior parte delle rivali di Serie A. Tuttavia, la ben nota incostanza potrebbe impedire di lottare per obiettivi più ambiziosi. I momenti di dominio sono spesso bilanciati da cali inattesi contro avversari inferiori, uno schema che ha contraddistinto i bianconeri nelle ultime stagioni.
Il quarto posto appare sicuro, ma risalire in top‑3 rimane un traguardo lontano a meno di una striscia prolungata di prestazioni senza errori, un ostacolo persistente che ha storicamente limitato le ambizioni della Juventus.