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LAVAGNA TATTICA – La Juve non pressa, ma aspetta dietro: come Pirlo si è adattato al Sassuolo

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Dopo un avvio difficile, la Juve di Pirlo ha modificato il proprio atteggiamento contro il Sassuolo. Analisi tattica

Un inizio complicato

Come abbiamo scritto ieri, il match di Reggio Emilia non è stato lineare nell’impostazione adottata dalla Juventus. A inizio gara, la Juve faceva una fatica enorme sia a consolidare il possesso (tanti palloni persi in uscita, come nell’azione del rigore) che a pressare in avanti. Palleggiando da dietro, il Sassuolo approfittava dei molti spazi lasciati dai rivali, attaccando costantemente in campo aperto. Bonucci in particolare era in profondo affanno in queste situazioni, visto che provava maldestramente a pressare nella metà campo avversaria: arrivava però sempre in ritardo (soprattutto contro Raspadori), generando tanti varchi alle spalle. Per il Sassuolo era troppo facile trovare l’uomo libero e involarsi verso la porta di Buffon.

La Juve abbassa il pressing

La Juventus ha così presto cambiato atteggiamento, anche in maniera piuttosto drastica. Contro una squadra estremamente organizzata e qualitativa nel palleggio, i bianconeri hanno abbandonato quasi totalmente ogni velleità di pressing alto. I bianconeri hanno lasciato il pallino del gioco gli avversari, provando a difendersi in basso con linee strette.

Non a caso, come si vede nel grafico di Calcio Datato, la Juventus mercoledì ha avuto il secondo indice PPDA più alto del campionato. In pratica, è stata la partita in cui ha concesso gli avversari in media più passaggi (quasi 20) prima di intraprendere un’azione difensiva. Un qualcosa che la dice lunga sulla strategia dei bianconeri.

Non è comunque bastato cambiare l’altezza del baricentro per migliorare automaticamente la situazione. Pur concedendo meno praterie, i bianconeri per larghi tratti hanno faticato molto a risalire, visto che il contropressing del Sassuolo bloccava le ripartenze della Juve. Inoltre, il 4-4-2 della Juve non era stretto come Pirlo avrebbe voluto. Grazie a un paziente giro palla, il Sassuolo trovava l’uomo libero sia tra le linee che per vie esterne.

 

Ne è un esempio l’occasionissima di Raspadori, in cui i neroverdi fanno girare con brillantezza la palla da sinistra verso destra. In tal modo, Berardi viene permesso di puntare Alex Sandro dentro l’area di rigore, con oltretutto Toljan in sovrapposizione. Esattamente ciò che la Juventus non riesce a fare quando attacca una difesa schierata.

Bentancur migliora la situazione

Come detto, i bianconeri hanno sofferto molto la protezione degli spazi interni. Il Sassuolo riempiva molto bene la zona di rifinitirua, approfittando delle difficoltà di compattezza dei rivali (Arthur soprattutto). La Juventus ha concesso parecchie ricezioni tra le linee ai neroverdi, che trovavano costantemente l’uomo libero alle spalle dei mediani rivali. Raspadori si è esaltato molto in queste situazioni, visto che i compagni lo hanno imbeccato parecchie volte tra difesa e centrocampo juventina. Come per esempio in occasione del gol.

Due dei molti esempi sopra.

I molti errori sottoporta del Sassuolo hanno però condizionato la gara, con la Juve che nel passare dei minuti ha approfittato sempre di più dei numerosi spazi concessi dai neroverdi in transizione difensiva. Inoltre, Bentancur ha avuto un ottimo impatto sul match. Ha dato più intensità e aggressività, migliorando il recupero di palla. La difesa posizionale della Juve è diventata più efficace, con il Sassuolo che ha trovato meno ricezioni tra le linee.

Insomma, nonostante i molti problemi tecnici e tattici, la Juve è stata cinica, dimostrando di preferire questo tipo di partite rispetto a quando invece bisogna palleggiare contro una difesa schierata (cosa che ovviamente non è sempre possibile in Serie A, anzi). I bianconeri, pur soffrendo molto a tratti, sono riusciti a far venire a galla i limiti del Sassuolo, sfruttando i propri velocisti in campo aperto.