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Sarri ritrova i suoi pupilli: chi sono i calciatori diventati grandi con l’allenatore

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Maurizio Sarri ritrova il Napoli in finale di Coppa Italia: chi sono i calciatori che l’attuale allenatore della Juve ha reso grandi

Un triennio che l’ha consacrato all’intero panorama calcistico mondiale, iscrivendolo di diritto nella hall of fame dei migliori allenatori in circolazione. Maurizio Sarri e il Napoli hanno condiviso un minimo comune denominatore dal 2015 al 2018: una crescita collettiva. Per il tecnico l’esperienza in azzurro è stata il primo banco di prova ad alti livelli dopo il trampolino di lancio all’Empoli. Il Napoli, invece, ha appreso giorno dopo giorno i dettami del suo condottiero, arrivando a sfiorare in due stagioni il tanto sognato Scudetto.

È un Sarri pronto ad affrontare il suo passato quello che siederà sulla panchina bianconera all’Olimpico. Mercoledì, la sua Juventus si contenderà il primo trofeo post Covid-19, la Coppa Italia, contro la squadra partenopea. Una compagine formata da tanti calciatori che lo stesso tecnico toscano ha reso grandi durante la sua avventura all’ombra del Vesuvio, forgiando le loro qualità e contribuendo al loro percorso di crescita.

Sarri ritrova il Napoli: i calciatori diventati grandi con l’allenatore

Quella solidità e compattezza di squadra traevano la loro origine dalle basi poste in difesa. Kalidou Koulibaly ha mostrato di essere il lontano parente di quel calciatore vistosi nell’era Benitez, diventando sempre più puntuale e impenetrabile in marcatura. Pacchetto arretrato completato sulle fasce da Elseid Hysaj e Faouzi Ghoulam. Il terzino albanese ha stregato Sarri sin dai tempi di Empoli, diventando un suo ‘pupillo’ anche nell’avventura di Napoli. I suoi spunti a destra sono stati una costante dei meccanismi sarriani, abbinati in maniera esemplare al lavoro svolto sulla corsia opposta da Ghoulam. Le sue sovrapposizioni, i suoi assist e i suoi calci piazzati hanno costituito un mantra invidiabile di quell’epoca.

Un ruolo fondamentale nella filosofia calcistica dell’allenatore era stretto nelle mani dei centrocampisti. Allan è stato il ‘mastino’ della sua mediana: un mix di muscoli e carisma pronto ad esplodere e ringhiare contro i calciatori avversari. Le marcature del brasiliano, unite ai raddoppi dei difensori, formavano delle vere e proprie gabbie asfissianti per ogni giocatore. Un altro pupillo, voluto fortemente da Sarri da Empoli, è stato Piotr Zielinski. Uno degli esempi più lampanti di quella crescita sotto la sua ala protettiva. Il tiro da fuori area e la capacità di inserirsi sono sempre state le armi più violente del polacco che, grazie al suo ‘maestro’, ha potuto lavorare e colmare le lacune dal punto di vista tattico.

Chiosa finale sul reparto che forse ha espresso meglio l’idea di bel gioco dell’allenatore: l’attacco. L’addio di Gonzalo Higuain nell’estate del 2016, ha permesso a Sarri di reinventare la posizione di Dries Mertens. Al belga è stato cucito il ruolo di prima punta, spostando notevolmente il suo raggio d’azione. E i 34 gol totali messi a segno in quella stagione hanno confermato la sua intuizione. Mertens è stato uno dei tasselli del tridente da favola insieme a José Maria Callejon e Lorenzo Insigne. L’intelligenza tattica dello spagnolo è stata forse una delle chiavi determinanti di quei successi: puntuale, generoso, decisivo con i suoi inserimenti, i suoi assist e i suoi gol. Il tutto condito da quella classe innata di Insigne che si sposava perfettamente con il gioco espresso. Un nome, poi, quello di Arkadiusz Milik, che in quegli anni ha trovato poca fortuna. I frequenti e pesanti infortuni subiti dal polacco hanno frenato la sua maturazione con Sarri, desideroso di accogliere a braccia aperte l’attaccante alla Juve per continuare dove si era interrotto.

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