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Sarri torna allo Stadium (da ex): Ronaldo, Pjanic e Scudetto. 5 curiosità alla Juve

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Maurizio Sarri torna allo Stadium per la prima volta da ex: Ronaldo, Pjanic e Scudetto. 5 curiosità sulla sua stagione alla Juve

1 anno e 9 mesi dopo l’ultima volta (7 agosto 2020, Juve Lione 2-1), Maurizio Sarri torna all’Allianz Stadium. E lo fa, per la prima volta, nelle vesti di ex. Un anno senza panchina per poi ritornare ad allenare quest’anno alla Lazio, che si presenta lunedì a Torino con le ambizioni di chi all’Europa non vuole rinunciarci. Un anno anche la durata della sua avventura alla Juventus, la prima dopo la lunga era 1.0 di Massimiliano Allegri: 2019/2020, uno Scudetto ma anche Supercoppa persa con la Lazio (3-1 a Riyadh), Coppa Italia sfumata in finale col Napoli (KO ai rigori) ed eliminazione agli ottavi di Champions col Lione. Tutte valutazioni che portarono la società, a fine stagione, a dire addio a Sarri e accogliere Andrea Pirlo. Cosa è rimasto, riavvolgendo il nastro, della parentesi del tecnico toscano all’ombra della Mole?

Avvio di stagione (quasi) da record

Nonostante qualche critica di troppo, l’avvio di stagione di Maurizio Sarri sulla panchina della Juventus fu sicuramente da record. Tenendo in considerazione il parametro delle vittorie, Sarri ottenne 10 successi nelle prime 13 partite, ossia con una percentuale del 77%. Meglio di lui, alla prima stagione a Torino, fecero solamente Fabio Capello nel 2004 e Jesse Carver nel lontano 1949 con l’84%.

Ronaldo, mai così bene alla Juventus

È con Maurizio Sarri che Cristiano Ronaldo ha sprigionato tutto il proprio essere nel suo triennio alla Juventus. Mai, come quell’anno, il fuoriclasse portoghese ha raggiunto l’apice in zona gol. Dopo le 28 marcature complessive del suo primo anno in bianconero con Allegri, CR7 ha letteralmente polverizzato i suoi numeri personali. 37 reti con Sarri (31 in campionato, 4 in Champions e 2 in campionato), il miglior biglietto da visita della sua avventura juventina. 36, uno in meno, lo scorso anno con Pirlo.

Pjanic e i 150 palloni a partita

Stupì parecchio l’idea che Sarri espresse in una delle sue prime conferenze stampa su Miralem Pjanic. Attorno al centrocampista bosniaco voleva costruire l’ossatura della sua Juve: da lui doveva passare il flusso del gioco, lui doveva toccare i famosi 150 palloni a partita. «Il mio modo di pensare calcio è diverso – disse Sarri -. Devo capire come si possa portare con produttività, non deve essere fine a se stesso. Devo capire quanto posso dare di mio e quanto devo lasciare ai calciatori. Io vorrei vedere Pjanic giocare 150 palloni a partita, poi però bisogna organizzare tutta la squadra perché ciò avvenga. Negli ultimi 30 metri lascio molta libertà. Ogni squadra è come un figlio. Speriamo di continuare a vincere, vincere di più sarà difficile».

L’incubo Coronavirus

Quella stagione va ricordata, purtroppo, anche per l’emergenza Coronavirus che colpì per la prima volta il nostro Paese arrestando, tra gli altri settori, anche quello del calcio. Un lungo stop, da marzo a giugno, che fece slittare calendari, partite e vide anche stadi vuoti per contrastare l’emergenza epidemiologica. La Juve lottava per lo Scudetto con Lazio, dopo lo stop la marcia dei bianconeri fu inarrestabile per cucirsi sul petto il titolo. In quei delicati mesi, furono tre i giocatori della Juventus a risultare positivi: Daniele Rugani, Blaise Matuidi e Paulo Dybala.

L’ultimo Scudetto

È proprio quello di Maurizio Sarri l’ultimo Scudetto vinto dalla Juventus. Un ciclo di 9 titoli vinti consecutivamente, il cui stop è arrivato dopo la stagione 2019/2020. 83 punti totali inanellati in campionato, +1 finale nella griglia sull’Inter di Conte e +5 da Atalanta e Lazio.