Szczesny: «Multato perché fumavo, da Buffon ho imparato tanto»

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Il portiere polacco parla alla BBC dei suoi trascorsi all’Arsenal e della sua nuova vita da portiere titolare della Juventus. Così Wojciech Szczesny

Intervistato dalla BBC, Wojciech Szczesny ha parlato del suo passato da Gunner e del suo presente da portiere titolare della Juventus nell’era successiva al regno di Gianluigi Buffon. Le sue parole, arricchite dall'”aneddoto della sigaretta”.

ARSENAL – «Avrei voluto rimanere all’Arsenal tutta la carriera. E’ il club che amo e di cui sono ancora tifoso. Ho dato tutto per giocare lì. Mi dispiace di non aver fatto di più ai Gunners, ho vinto 2 Fa Cup e un Community Shield ma mi sarebbe piaciuto vincere almeno una Premier League. Qualche volta però bisogna pensare con la testa e non solo con il cuore».

LA SIGARETTA – «Penso di essere un ragazzo normale. Ero solito fumare, sono stato multato da Arsene. Ho grande rispetto per lui ma siccome quell’episodio è successo quando ho perso il posto da titolare, è stato sovradimensionato. Ho iniziato a giocare in Premier quando avevo 20 anni, forse all’inizio non ero preparato mentalmente e questo mi è costato qualcosa a livello di reputazione. Ma poi cresci, maturi. Ora sono un marito e un padre, quindi la vita è un po’ cambiata».

PRIMO ANNO ALLA JUVE – «Il mio primo pensiero è stato che dovevo fare un passo indietro per poi farne due avanti. Quando ho analizzato la situazione, ho capito che non era un passo indietro perché sapevo che avrei giocato comunque. Alla fine ho giocato 21 partite, che non è male per un portiere di riserva. Ho avuto anche l’opportunità di imparare da uno dei migliori portieri della storia e ho avuto un anno a disposizione per prepararmi a prendere il suo posto. E’ stata l’occasione migliore che potessi avere nella mia carriera. Sono contento di come è andata, tutti abbiamo momenti difficili nella carriera, ma conta come si reagisce. Se sono arrivato qui me lo sono guadagnato, non vengo fuori dal nulla».

MAESTRO BUFFON – Non c’è miglior modo di imparare che guardare i migliori nel loro lavoro. Solo essere con lui in ogni allenamento significava poter vedere come preparava le partite, come comunicava con i difensori, non solo in campo ma anche nello spogliatoio. Mi ha anche aiutato a maturare. Ho cercato di essere all’altezza dello standard che si aspettavano da me. L’eredità di Gigi? E’ più facile per me perché non sono italiano, questo vuol dire che non sarò mai “il nuovo Buffon”. Sarò il nuovo numero 1 della Juventus e basta. Penso solo a fermare i palloni che vanno verso la rete. Non approccio le partite pensando che non posso sbagliare perché tutti sentiranno la mancanza di Buffon».

INIZIO STAGIONE – «Non era facile da realizzare ma possiamo dire che ci aspettavamo di vincere le prime 9 partite. Se giochiamo al nostro livello, è difficile batterci nel campionato italiano. Fin qui abbiamo avuto una partita difficile e una facile in Champions. Ora voglio solo vincere trofei e continuare la grande storia del club. Non voglio far parte della prima squadra che ha perso il campionato dopo molti anni. Giocare fino a età avanzata? Ho visto i sacrifici che ha fatto Gigi per allenarsi al massimo nella passata stagione. Quando hai 25 anni è tutto facile, ma dopo i 35 ogni allenamento è un sacrificio. E non mi vedo disposto a farli a quell’età».

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