Tifosi Juve, distanti ma uniti: Max e la sua Bottiglieria a due passi dallo Stadium

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Tifosi Juve, distanti ma uniti: Max e la sua Bottiglieria a due passi dallo Stadium. La rubrica che ascolta e racconta le storie del popolo bianconero

Massimiliano Giuseppe Battista, per amici e clienti semplicemente Max, è il simpaticissimo titolare del bar “Bottiglieria da Max“, uno dei covi più infarciti di juventinità di tutta la città di Torino. Il locale, in Strada Altessano 10, è letteralmente a due passi dallo Stadium e raccoglie, marginalmente ad ogni partita, centinaia di tifosi bianconeri di passaggio verso l’impianto. «Panino e birra», ci spiega Max: la formula magica è sempre quella. E per chi non ha il biglietto la possibilità di guardarsi il match seduto al tavolo, o almeno così era fino a qualche settimana fa… L’emergenza Coronavirus, d’altra parte, non risparmia proprio nessuno. Su JuventusNews24 abbiamo scambiato due chiacchiere.

Ciao Max, che situazione stai vivendo in queste settimane?
«La situazione è precaria, io sono chiuso dall’11 marzo. La settimana prima ho tenuto aperto fino alle 18. Sono in difficoltà: cosa dovrei dire? In giro sento tante promesse, ma vedo pochi aiuti concreti».

La maggior parte dei tuoi clienti sono tifosi. Un bel vantaggio avere il bar a due passi dallo Stadium…
«Naturalmente quello per me fa la differenza. Avere la gente che va lo stadio crea un indotto importante. Molti tifosi vengono da me prima di andare allo stadio per farsi panino e birra. Poi si tratta spesso di gente che viene da fuori e che quindi è disposta a spendere. Clienti in trasferta, insomma, non sono mica come i tifosi del Torino: tutti di qui e col braccino corto… (ride ndr)». 

Quando pensi che riuscirai a vedere la fine di questo tunnel?
«Mi auguro il prima possibile, ma temo che ci porteremo dietro questo Coronavirus fino all’estate. Si finirà dopo agosto secondo me. Anche perché anche quando sarà tutto finito a livello normativo, rimarrà un po’ di psicosi tra le persone. In questo momento brancolo nel buio, bisognerà capire cosa ci diranno più avanti. L’unica cosa che possiamo fare noi è prendere tutte le precauzioni del caso: utilizzare guanti, mascherine, mettere a disposizione l’amuchina».

Nemmeno parlare di Juve ti aiuta staccare un po’?
«In questo momento faccio fatica a pensare alla Juventus. L’unica cosa di cui mi importa è la salute mia e della mia famiglia. Prima ero davvero patito, ma ora inevitabilmente mi sono staccato un po’».

Prima o poi, però, si tornerà alla normalità…
«Quando riapriremo torneremo a mettere l’entusiasmo di sempre, ma abbiamo preso una bella mazzata. Dobbiamo rialzarci tutti insieme. Ricordo l’ultima finale di Champions: misi 70 sedie fuori dal bar. Quando ci sono queste grandi occasioni facciamo sempre festa… Speriamo di tornare presto!».