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Vaciago sottolinea: «Crisi del calcio italiano? Andrea Agnelli aveva avvertito tutti 14 anni fa ma non è stato ascoltato»

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Vaciago sottolinea: «Crisi del calcio italiano? Andrea Agnelli aveva già avvertito tutti 14 anni fa ma non è stato ascoltato». Così il direttore di Tuttosport

Come sottolineato da Guido Vaciago sulle colonne di Tuttosport, dal lontano ottobre 2012 sono trascorsi quattordici anni scanditi da tre clamorose esclusioni dai Mondiali e da un inesorabile declino economico del sistema calcio italiano. Mentre l’attuale dibattito è spesso focalizzato sulla ricerca di capri espiatori, rileggere le analisi di allora rivela una verità amara: le criticità denunciate all’epoca sono le medesime che affliggono il movimento oggi. Quattordici anni trascorsi inutilmente, senza riforme concrete.

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In occasione dell’assemblea degli azionisti della Juventus dell’ottobre 2012, l’allora presidente Andrea Agnelli introduceva i lavori con un discorso che oggi suona profetico e, al contempo, impietoso verso le istituzioni:

«Il calcio è un fenomeno che si sta evolvendo rapidamente… …Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo. Il calcio italiano si trova oggi di fronte a un bivio. Dopo i fasti degli ultimi 30 anni, stiamo oggi vivendo un declino rapidissimo che non accenna a diminuire. Il suo modello di sviluppo è bloccato da alcuni fattori che riflettono molto fedelmente la crisi in cui versa il Paese. Non ho grandi dubbi su quale sarà tra vent’anni il club italiano più amato. La Juventus avrà ancora milioni di tifosi e i colori bianconeri continueranno a colorare gli stadi italiani. Ma quali stadi? Tutti noi dobbiamo chiederci che cosa sarà diventato il calcio italiano tra alcuni anni. Molte nazioni hanno vissuto un declino calcistico, ma nessuna ha avuto un crollo così veloce. Siamo in presenza di un tracollo strutturale che non può essere spiegato solamente con la crisi economica. I presidenti, i media e in generale gli osservatori ci chiedono se sosterremo questo o quel candidato alla guida della Lega di Serie A o della Federazione Italiana Gioco Calcio. Nessuno, purtroppo, si domanda che cosa si debba fare per adempiere a questi due importanti incarichi. Il “name-dropping” ha sostituito progressivamente i contenuti. Anzi, oggi viene addirittura confuso con essi. Quale candidato sostiene la Juventus? Sostiene una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo trattato al pari del movimento di base. Chi sostiene il contrario condanna l’Italia alla marginalità europea e mondiale. Questo non significa interrompere i meccanismi di solidarietà o rinnegare le istituzioni. Vorremmo semplicemente che la locomotiva, perché di questo si tratta, fosse in grado di procedere al pari delle altre. I campionati di serie A e B rappresentano l’unico vero patrimonio sportivo ed economico del movimento. Senza di essi il calcio continuerà ad essere lo sport più amato e praticato. Ma sarà un fenomeno locale».

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